IDROGENO NATURALE SOTTO IL QINGHAI-TIBET

  • by Redazione I
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  • 10 Mar 2026
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IDROGENO NATURALE SOTTO IL QINGHAI-TIBET, Mirabile Tibet


Parliamo dell’idrogeno bianco (H2): una più che promettente fonte di energia pulita a bassissimo costo, potenzialmente capace di sostituire i combustibili fossili. A emissioni di CO2 quasi zero, che viene generata spontaneamente dai processi geologici e che – dopo i recenti ritrovamenti, anche in Italia – è appena stata scoperta anche nel sottosuolo del ‘Tetto del Mondo’.

Che si dimostra, ancora una volta, una risorsa vitale per tutta l’Asia e per il mondo. Non solo come preziosissima fonte di informazioni, come le torbiere e i ghiacciai, ma anche come fonte di soluzioni – come l’assorbimento dei gas serra e, ora, la generazione di idrogeno. 

Per gli appassionati della materia, ecco i passi della scoperta. Prima, le microscopiche cavità nelle antiche pietre verdi (ofioliti), contenenti idrogeno e metano collegati a specifiche reazioni chimiche tra l’acqua e la roccia ma anche a minerali tipici del meccanismo più significativo della Terra di generazione di idrogeno (serpentinizzazione). Poi, la costanza del fenomeno, decisamente non occasionale e neanche isolato: anzi, diffuso su un’area molto ampia dell’altopiano. Infine, il legame tra questo idrogeno profondo, il suo accumulo e la sua emissione in superficie: il percorso, cioè, tra la sorgente e il “pozzo”.

In termini di energia pulita, una vera “mappa del tesoro”. A illuminare sia il passato, sia il futuro, soprattutto in un’area geologica e un ecosistema così preziosi e così fragili come il Qinghai-Tibet. Chiamato, come l’intero pianeta, ad affrontare cambiamenti climatici, riscaldamento globale e sostenibilità ambientale ed energetica. In sostanza, a imparare presto e bene. Anche dai terremoti e il conseguente rilascio non solo di elio e metano ma anche di idrogeno. Che, attraverso le fratture del mantello, arriva fino alla crosta superiore dove, se ci sono degli strati a bassa permeabilità a fare da coperchio, si ferma creando dei “serbatoi”.

Alla lunga, tra vibrazioni e rumore, l’eolico può creare dei seri problemi alla fauna e dunque flora a terra e nei dintorni. Con l’interruzione del corso di un fiume, l’idrico rischia di avere delle conseguenze sugli ecosistemi a valle. Il fotovoltaico anche, tant’è che sotto i pannelli si cerca di coltivare del foraggio. Se considerate le altre criticità (come l’intermittenza del Sole e del vento, la durata media degli impianti, i materiali per realizzarli, i costi complessivi e lo smaltimento dei pannelli a fine vita), la scoperta di un’altra risorsa naturalmente rinnovabile, potenzialmente costante e inesauribile, già disponibile a livello mondiale per i successivi 200 anni, a zero impatto ambientale e soltanto da estrarre, è decisamente un’ottima notizia.