Nel 1956, a soli 4 anni, viene riconosciuto come reincarnazione (tulku) del Lama Koondhor – il ‘Buddha vivente’ del Monastero tibetano di Galden Jampaling nel Qamdo (o Chamdo, la terza maggiore città dopo Lhasa e Shigatse). Tre anni dopo, mentre...
Uno straordinario patrimonio artistico e spirituale, intriso di tradizioni millenarie. Che oggi vede un enorme lavoro di recupero dai danni del Tempo e dell’isolamento, di preparazione ai mestieri della preservazione e di condivisione con il mondo. Assieme a una grande apertura alla modernità – fino a parlare oggi di un Cinema dell’Altopiano, di giovani tibetani protagonisti dell’Arte contemporanea o di digitalizzazione delle opere antiche, per mano degli stessi monasteri o templi.
Il tutto, reso possibile attraverso un notevole investimento di saperi e mezzi da parte di città e province cinesi che stanno creando delle possibilità a lungo impensabili. Dalla ripresa dei mestieri antichi dell’Altopiano, per molto tempo rimasti confinati come geografia e conoscenza, a un diverso rapporto – anzi, incontro – tra Cultura e Natura. Meno dettato dai bisogni e più amorevole, che oggi trasforma deserti in giardini e cambia persino abitudini secolari per meglio proteggere la vita intorno a sé.
Arti e celebrazioni, mestieri e sapori, usi e costumi di ieri e di oggi: una galassia in movimento, ancora tutta da scoprire.
Nel 1956, a soli 4 anni, viene riconosciuto come reincarnazione (tulku) del Lama Koondhor – il ‘Buddha vivente’ del Monastero tibetano di Galden Jampaling nel Qamdo (o Chamdo, la terza maggiore città dopo Lhasa e Shigatse). Tre anni dopo, mentre...
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