RISCALDAMENTO GLOBALE E IMPORTANZA DEL QINGHAI-TIBET

  • by Redazione I
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  • 14 Giu 2026
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RISCALDAMENTO GLOBALE E IMPORTANZA DEL QINGHAI-TIBET, Mirabile Tibet


Chi ci segue lo sa già: tra lo scioglimento dei ghiacciai, le variazioni nei corsi dei fiumi, l’espansione dei laghi, le trasformazioni degli ecosistemi (soprattutto alpini) e il legame climatico appena scoperto con i Poli Nord e Sud, l’altopiano del Qinghai-Tibet si sta affermando come una frontiera-chiave nella sfida dei cambiamenti climatici e della governance ecologica. Da qui, la vitale importanza delle osservazioni a lungo termine e degli studi locali dedicati alla sicurezza ecologica – presente e futura.

Come quello pubblicato dall’Istituto di Fisica dell’Atmosfera dell’Accademia Cinese delle Scienze, secondo il quale – tra il 2025 e il 2032 – la temperatura media annuale dell’altopiano aumenterà di 0,98 gradi Celsius. Peraltro, a un ritmo di riscaldamento di quasi 2 volte più veloce rispetto al periodo 2016-2023, abbastanza da rischiare di ridurre il volume dei ghiacciai dell’altopiano di circa l’1,4%. Quindi, al rischio di accelerare i tassi di scioglimento – con un’ulteriore, accresciuta pressione sugli ecosistemi della regione ‘Torre dell’acqua’ e dell’intero Continente a valle.

O come quello, pubblicato questo mese sulla rivista ‘Science’, secondo il quale il riscaldamento climatico sta accelerando la meandrizzazione dei fiumi in tutta l’area himalayana, alterando così le dinamiche fluviali in alta quota e dunque anche la biodiversità.

In quanto al ruolo dell’altopiano nella regolazione del clima globale, i ricercatori del Northwest Institute of Plateau Biology hanno trovato alcuni meccanismi-chiave nei pascoli alpini – dimostrando come l’ecosistema funga da “trappola” per il carbonio. Grazie all’influenza congiunta dei modelli di precipitazione e delle tipologie di verde (prati alpini, zone umide, prati arbustivi e steppe) sulla durata e sull’intensità dell’assorbimento stagionale, analizzato su ben 24 siti.

Tutte osservazioni che aiutano a migliorare i modelli predittivi e che forniscono un supporto scientifico sempre più solido alle migliori strategie di risposta ai cambiamenti climatici – sull’altopiano e a livello globale. Infatti, secondo gli esperti, le scoperte scientifiche stanno plasmando sempre di più la governance ecologica a lungo termine. Abbastanza da suggerire di porre l’accento, tra adesso e il 2030, sulla conservazione olistica e sul ripristino sistematico del verde e del blu, contro la desertificazione e contro la perdita di ecosistemi e biodiversità. Forti dell’esperienza finora e anche degli studi sulle tendenze a lungo termine, che hanno già dimostrato quanto il ripristino della vegetazione, compresa “l’arte” delle praterie e dei pascoli, possano davvero migliorare la resilienza degli ecosistemi di fronte ai cambiamenti climatici.

Con l’intensificarsi delle pressioni climatiche sull’altopiano del Qinghai-Tibet, la ricerca scientifica sta assumendo un ruolo sempre più importante nella definizione delle politiche di protezione, conservazione, evoluzione e sviluppo sostenibile. Alla Politica, la responsabilità di ascoltare e di creare le migliori condizioni per agire – lo sguardo al mondo che verrà.