Dopo i thangka dipinti e quelli ricamati, un altro pezzo dell’immenso patrimonio immateriale dell’Altopiano: i thangka filigranati. Come molte altre espressioni artistiche, frutto del mirabile sincretismo tibetano. Che ai tempi della dinastia Ming impara questa tecnica dalla Cina, che successivamente la combina alla propria estetica applicandola ai thangka e che oggi, grazie a un 26enne della Contea di Zadoi nella Prefettura di Yushu, sta recuperando gli antichi saperi – trasformando, al contempo, un’eredità culturale in un nuovo mezzo di sostentamento per la propria comunità.
Parliamo di una tecnica impiegata già nel 3.000 A.E.V. in Mesopotamia e in Egitto, che arriva in Cina tra il XIIImo e il XIVmo secolo e che impiega dei fili di rame, argento o (più spesso) oro per “scolpire” dei contorni, andando poi a riempire le forme con smalti minerali naturali. Il risultato? Opere lucenti in rilievo, resistenti all’ossidazione e all’umidità, dagli stessi vividi colori anche dopo molto tempo.
Per la Contea di Zadoi, che vedeva tanta gente partire alla ricerca di un lavoro altrove, una vera rinascita. Resa possibile, come dicevamo, da un giovane tibetano che, dopo aver passato 20 anni lontano da casa, e dopo aver visto il modo nel quale diversi villaggi trasformavano le morenti tradizioni artigianali in un futuro, ha deciso di tornare e di mettere su un’impresa. Certo, dovendo affrontare qualche difficoltà – come la “riluttanza” dei residenti (in gran parte allevatori) a cambiare vita, la scarsa mobilità nella zona (soprattutto durante i lunghi inverni a oltre 4,2mila metri), i pochi soldi da investire o l’accesso limitato al mercato.
Prima dunque, in solitudine, la realizzazione di un portfolio di opere. Poi, sempre in solitudine, il giro dei negozi per turisti in tutta la Prefettura – “accreditandosi”, così, come erede e fornitore di una tradizione artigianale. Con i primi soldi guadagnati, la conversione di un cortile abbandonato ma coperto in una officina. Seguita dalla divisione del lavoro in un modo che permettesse a chi ne aveva bisogno (per esempio, per la cura dei familiari) di farlo da casa. Infine, appena possibile, la creazione di video brevi – grazie ai quali l’impresa ha superato i confini della Prefettura e raggiunto acquirenti ben più lontani, garantendo così una produzione e un reddito anche a lungo termine. Non solo: per abbattere i costi logistici, mettendo insieme più ordini in spedizioni più grandi e collaborando con i nuovi, capillari e super-efficienti servizi di consegna.
Salvare dall’oblio un’arte antica e portare più di una generazione a tornare o a rinunciare di partire è davvero possibile.