Risalente all’VIII secolo, questa danza tibetana è un rituale di rinnovamento e buoni auspici nel quale Lama e monaci buddhisti cantano e ballano rappresentando lo spirito di alcune divinità e scene legate alla vita del Grande Padmasambhava – diffusore del Buddhismo Vajrayāna nel Tibet. Ma anche, attraverso coloratissime e inquietanti maschere, mettendo in scena la lotta contro (e la vittoria su) i 4 maggiori “impedimenti” all’Illuminazione: ira, orgoglio, delusione e invidia.
Si dice pertanto che questa danza pulisca corpo, mente e spirito, portando così buona fortuna a chi la esegue e armonia, pace e benedizioni su chi ne assiste. Soprattutto all’inizio di un Nuovo Anno.
Tra le protagoniste di questo insieme di racconti in passi e gesti, la cosiddetta ‘Danza del Cappello Nero’ – che inizia con una processione dei monaci, tutti vestiti di nero, dal Tempio alla piazzetta del paese. Un ballo “comunitario” e di passaggio cromatico simbolico, nel quale lungo il percorso tutti possono aggiungersi ai fianchi della processione a patto di indossare costumi e accessori super-colorati e persino sgargianti. Come quelli dei ‘Protettori irati’, che devono prendersi cura degli altri difendendoli dal Male, ma a differenza dei ‘Ballerini del Teschio’, molto meno appariscenti e simboleggianti la necessità di “morire a se stessi” per rinascere a una nuova vita. Senza dimenticare la ‘Danza del Guru’ che, sulle note degli stessi strumenti musicali di allora, riprende quella originaria di Padmasambhava – chiamato dal Re tibetano Trisong Detsen per riconsacrare le terre intorno al Monastero di Samye.
Tutte le danze sono profondamente ancorate alle antiche tradizioni di pensiero e di visione. E tutte vengono eseguite sui suoni e i ritmi dei tamburi, cimbali, campane, oboe e corni lunghi e corti. In due parole, percussioni e fiati – cioè, i preferiti di moltissime culture nell’opera di allontanare gli spiriti maligni.
Per chi ne assiste soltanto, una precisazione importante: farlo non per mera curiosità, intrattenimento o divertimento ma guardando i danzatori come se fossero davvero le divinità scese in strada. Con sguardo puro, fede e devozione. Allora, malattie, influenze negative e ostacoli saranno placati e si godrà di buona salute, lunga vita e la realizzazione dei propri sogni. A patto, certo, che siano in armonia con l’Universo e il Dharma.