
A un anno e mezzo dall’apertura alle visite, torniamo alle millenarie e imperdibili saline di Markham perché nel villaggio di Jiada, uno dei pochi Comuni ancora abitati dall’etnia Naxi (della quale ne riparleremo), i 48 pozzetti di sale alle cure dei residenti stanno unendo – e con successo – Storia, tradizione, crescita e turismo slow.
Infatti, da queste parti, il sale è la vita da 1300 anni e allo stesso modo di quando nacque, in piena ‘epoca d’oro’ della dinastia Tang (618-907).

Originariamente, il sale veniva essiccato su un terreno pianeggiante ma, presto, frane e inondazioni avevano coperto tutto. Così, gli abitanti hanno spostato i pozzetti sui pendii, costruendo delle piattaforme sopraelevate in legno di cipresso e lasciando il resto al vento e al Sole. Una tecnica, quella della salamoia estratta da antichi pozzi e asciugata naturalmente, che nel 2008 è stata aggiunta al patrimonio culturale intangibile nazionale e che, nel 2013, ha reso le saline sia un sito storico protetto, sia un candidato allo status di patrimonio immateriale UNESCO.

I trentenni che ci lavorano oggi si ricordano ancora quando, con decine di viaggi al giorno, i genitori trasportavano la salamoia fino alle vasche di stoccaggio. E anche quando, d’inverno, l’acqua salata screpolava loro mani e piedi o, lungo tutto l’anno, il peso dei carichi riempiva le loro spalle di calli. Fortunatamente, nel 2006, il villaggio è stato collegato a una rete di energia quasi interamente green e, così, le umane fatiche sono state sostituite dalle pompe elettriche.
Questa l’unica differenza dal passato mentre il resto – dal versare la salamoia al raccogliere i cristalli di sale – si fa ancora a mano, come da 1300 anni. La stagione di produzione va da novembre a giugno, con un picco tra marzo e maggio quando, con il bel tempo, il sale si forma e può essere raccolto ogni 3-5 giorni. Ma siccome sito, lavoro, raccolta e dunque anche reddito dipendono dalle piogge, il governo locale ha assegnato al villaggio una prima somma come fondo di sostegno e si prepara – come “rinforzo” futuro – a innalzare la classificazione turistica nazionale dell’area.

Che dei pozzetti di Markham o dei campi di Ngari, ricordiamolo – il prezioso sale tibetano. I suoi cristalli asciugati al Sole e raccolti a mano. Ormai, non più per bisogno e mancanza di alternative ma per portare avanti un’antica tradizione che è vita, passato, futuro e anche identità.