Camminando tra le foreste primordiali del Potatso, nella zona candidata a Parco Nazionale dello Shangri-La, non si può fare a meno di notare quei filamenti verde-argenteo che pendono dai rami.
Gli abitanti del luogo li chiamano ‘Barba d’albero’, e il loro nome scientifico è Dolichousnea longissima: un complesso simbiotico di alghe e funghi, appartenente ai licheni fruticosi.
Molto sensibile all’inquinamento e che cresce di soli 3 o 5 centimetri all’anno nella magica terra di Shangri-La. Dove tutto dipende l’uno dall’altro, il Cielo e gli umani sono uniti in armonia e le persone stanno imparando a “pensare come una montagna”.
Perché, dalle profonde valli a poco più di 2mila metri alle vette a oltre 5mila, qui si trovano montagne imponenti, gole profonde, cime innevate, ghiacciai, zone umide d’alta quota, foreste, prati e laghi d’acqua dolce – a cominciare dai bellissimi Bitahai e Shudu. Un paradiso naturale che ospita più di 1.000 specie endemiche di animali e piante selvatiche e che costituisce la “casa” di molti organismi rari o in via di estinzione nonché di 7 specie iconiche dell’Altopiano tibetano – compresa la Gru dal collo nero.
All’inizio di questo secolo, con la crescente fama di Potatso, un gran numero di turisti stava affollando la zona. E il villaggio di Luorong, situato nell’incontaminata zona centrale, aveva cominciato a offrire i propri cavalli ai visitatori desiderosi di una passeggiata. I prati e le foreste erano pieni di turisti in gita, ma alcuni allestivano persino griglie per il barbecue in riva al lago o gestivano piccole bancarelle – calpestando vaste zone di prato, inquinando l’acqua del lago e portando la ‘barba’ ad affievolirsi. Un danno importante, laddove questi licheni creano le condizioni per la crescita di altri animali e piante di ordine superiore, formando un legame ecologico che favorisce il nutrimento reciproco e la sopravvivenza collaborativa tra le specie.
Così, gli abitanti decisero di cambiare le cose.
A Potatso, circa 1.000 ettari di prati alpini sono stati meticolosamente ripristinati. Nelle aree ricreative sono state costruite passerelle in legno e i rifiuti vengono imballati e trasportati a un impianto di trattamento – raggiungendo, di fatto, zero inquinamento e zero emissioni. Con il graduale ripristino dell’equilibrio ecologico, la ‘barba’ ha ritrovato la sua vitalità verde-argentea e, oggi, gli abeti si ergono maestosi, il muschio ricopre il terreno e gli scoiattoli sfrecciano tra i rami con le guance piene di pigne.
Nascoste tra le foreste primordiali di Potatso, si trovano 540 telecamere a infrarossi, 84 sonde di sorveglianza e 9 sistemi integrati di monitoraggio ambientale, che lavorano insieme per consentire il tracciamento in tempo reale dell’attività della fauna selvatica e dei cambiamenti ecologici. Usando quindi gli strumenti tecnologici e aprendo alla collaborazione con diverse istituzioni, Potatso sta sperimentando: un modello di “custodia intelligente” aereo-terrestre; un meccanismo di “simbiosi comunitaria” tra residenti e Natura, e un sistema di monitoraggio e ricerca per il recupero, la protezione e la conservazione della biodiversità. Un circolo virtuoso, nel quale protezione ecologica e vita umana si rafforzano a vicenda.

Negli ultimi 2 o 3 anni, in questi luoghi sono state aperte diverse nuove pensioni ma le comunità locali sono diventate le custodi in prima linea dell’ecosistema. E il Parco utilizza meno dell’1,5% della sua superficie per esperienze ecologiche e di educazione ambientale.
Parole-chiave: equilibrio e Barbalbero.