RE GESAR, IL RACCONTO EPICO TIBETANO

  • by Redazione I
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  • 12 Mag 2026
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RE GESAR, IL RACCONTO EPICO TIBETANO, Mirabile Tibet


Pronto il primo database audiovisivo

Dall’Altopiano tibetano, un’altra buona notizia per la Cultura tradizionale: le registrazioni per la prima Banca dati plurilinguistica dell’Epica di Re Gesar, a coprire molteplici versioni e forme artistiche, sono state completate.

Secondo il Centro di protezione e ricerca dedicata nella provincia del Qinghai, le registrazioni dei ben 9 volumi dell’Epopea includono due versioni nei dialetti dell’Amdo, uno in quello U-Tsang, due di eredità familiare, due per bambini, una del cantante originale e una narrativa. Non solo: per garantire la “purezza” delle versioni e, al contempo, ottenere una base solida per i futuri studi comparativi, ogni fonte ha registrato la propria versione in maniera indipendente.

Antico racconto popolare, l’Epica di Re Gesar è stata iscritta nella lista del patrimonio immateriale UNESCO nel 2009. Ed è considerata una delle più ampie e consistenti epopee “viventi” dell’Umanità per via della sua plurisecolare trasmissione orale che – a ogni generazione di bardi e cantastorie – ha continuato (e continua) ad arricchirsi. Con differenze da regione a regione. Infatti, i maestri tibetani portano specchi di bronzo e usano espressioni facciali, effetti sonori e gesti per “rafforzare” il canto, mentre quelli mongoli portano violini e alternano canti melodici improvvisati a narrazioni.

Di più: accompagnate spesso da offerte rituali e meditazione, le interpretazioni dell’Epica fanno parte della vita quotidiana – quando, per esempio, nasce un bambino e alcuni brani vengono cantati. Non solo divertimento popolare dunque, bensì un compendio di etnografia e soprattutto Conoscenza, di continua ispirazione per i thangka, l’Opera tibetana e le altre forme d’Arte.

Al progetto hanno partecipato musicisti e narratori di ogni età dell’Altopiano tibetano – province del Sichuan e del Qinghai comprese. Inclusi gli “eredi” di questa preziosa tradizione, chiamati a registrare insieme allo stesso modo nel quale fatto per generazioni nelle proprie famiglie. Il tutto, in un vero ecosistema di conservazione e trasmissione culturale – costituito da una “zona protetta”, 15 tra organizzazioni e comunità folk nonché 20 istituti di ricerca, la formazione di centinaia di giovani e la raccolta di migliaia di ore di registrazioni.

Lo sguardo sul futuro passaggio alla forma scritta, sulla multimedialità e sull’innovazione nelle scenografie e nei costumi, con un profondo senso di identità culturale e continuità storica.