ALLOGGIARE IN UNA TRADIZIONALE TENDA TIBETANA

  • by Redazione I
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  • 18 Ago 2026
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ALLOGGIARE IN UNA TRADIZIONALE TENDA TIBETANA, Mirabile Tibet


Una bella notizia per gli amanti del turismo slow: nel villaggio di Namtso (Nam Tso o Nam Co) vicino al ‘celestiale’ lago omonimo, a oltre 4.7 metri sul mare, ora si può villeggiare anche nella tradizionale tenda nera tibetana in pelo di Yak. Dove sedersi intorno al focolare, sorseggiare un tè al burro e ascoltare gli antichi canti.

‘Bra’ oppure ‘ba’ in Tibetano, queste tende sono da secoli le “case mobili” dei pastori nomadi dell’Altopiano. Lunghe da realizzare ma facili da montare e smontare, a impronta ambientale zero, resistenti alla pioggia, calde d’inverno e fresche d’estate. Soprattutto, fatte in un materiale naturale che può durare per decenni.

Ogni famiglia ne possiede più di due. Le tende più piccole e bianche sono per le ragazze. Quelle un po’ più ampie, per gli anziani, gli adolescenti e gli ospiti. Infine, quelle esagonali e decisamente grandi, decorate con simboli religiosi, sono per le occasioni speciali o per i soggiorni intorno ai monasteri. Le tende bianche sono spesso ornate; quelle nere, no – ma, una volta innalzate, ai pali vengono appesi dei nastri con sopra un breve testo sacro (sutra) di benedizione della prateria e di tutte le creature.

Dentro, gli spazi sono suddivisi con grande precisione: al centro, il focolare in pietra e la stufa da cucina in terracotta che non vengono mai calpestati, né distrutti alla partenza; a sinistra, lo spazio per gli uomini e la fede – arredato con statue del Buddha, iscrizioni e lampade di burro; a destra, quello per le donne, gli utensili e la dispensa. Sempre al centro ma nella parte superiore, una “finestra” richiudibile per far uscire il fumo, far entrare la luce e rimanere sempre collegati al Sole, la Luna, le stelle e l’Universo. Per terra, niente sedie o letti ma soltanto cuscini e tappeti fatti a mano.

Geometrie e armonie, e fin dalla struttura. Che poggia grazie a 8 funi (fatte sempre in pelo di Yak) e su 12-14 pali di legno, dei quali 2 più alti e 3 simbolici. Il più interno, considerato sacro, avvolto con la sciarpa tradizionale di seta, foglie di ginepro e la lana di una pecora non uccisa e non mangiata in segno di compassione. Il secondo, ‘del guerriero’, ornato con spade e briglie. Il terzo, ‘della moglie’ e che si trova in corrispondenza degli utensili e della dispensa, con tessuti e strumenti per cucire e ricamare.

Una tradizione che risale al 1650 e che ora, a Namtso, è pronta a offrire agli ospiti una vera immersione nel calore della vita sulle praterie dell’Altopiano.