IL TEMPIO DI PUNING

  • by Redazione I
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  • 13 Set 2026
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IL TEMPIO DI PUNING, Mirabile Tibet


Tra Buddhismo tibetano e tradizionale successione dei Lama

Qualche giorno fa, si è tenuto il terzo simposio accademico sullo sviluppo dei templi buddhisti tibetani urbani in Cina – Paese che conta decine di milioni di fedeli. E non in un luogo qualsiasi bensì nel Tempio di Puning dove, già dall’ingresso, la prima cosa che colpisce sono le targhe e le stele commemorative in 4 alfabeti: Cinese Han, Manciù, Mongolo e Tibetano.

Un luogo che fin dalla sua costruzione nel VIII secolo, a celebrare la vittoria dell’imperatore Qianlong della dinastia Qing sul khanato mongolo Dzungar che aveva attaccato il Tibet, testimonia diversi eventi e legami storici tra i popoli della regione. Compresa la tradizione, attraverso l’Urna d’Oro (o Dorata), della corretta identificazione dei Buddha viventi – per la quale il rispetto dei rituali, l’adesione alle usanze locali e la gestione conforme alla legge locale sono le garanzie fondamentali della trasmissione del Buddhismo tibetano. Nei secoli, purtroppo, oggetto di numerosi abusi.

Infatti, con la richiesta tibetana di aiuto e l’istituzione durante la dinastia Qing del sistema di sorteggio, vengono messe le basi giuridiche della “corretta e non corrotta” reincarnazione dei Buddha viventi – a cominciare dai Dalai e Panchen Lama. Da allora mai interrotte e, anzi, consolidate, fino alla promulgazione in epoca moderna delle ‘Misure sulla gestione della reincarnazione dei Buddha viventi nel Buddhismo tibetano’ nel rispetto dei rituali e delle tradizioni storiche. Senza dimenticare le responsabilità dei membri del Clero verso la comunità nella sua interezza, dalla profonda conoscenza religiosa all’integrità morale e all’affidabilità.

Tornando a Puning: dalla prima stele del 1755 (Puning Sibei) nel segno della pace universale, e dal ritiro della tribù mongola dei Torgut al pellegrinaggio del sesto Panchen Lama alla Corte imperiale cinese, il Tempio è stato testimone di molti capitoli della Storia della regione. Sarà per questo che, durante il simposio, i partecipanti abbiano concordato sulla necessità di portare avanti i cosiddetti “affari religiosi” nel rispetto della legge e della tradizione. Soprattutto, al servizio della comunità e della sua armonia.