
Sulle pianure ventose della Contea di Amdo, a oltre 4.650 metri sul livello del mare, oggi ci sono più di 15.9mila eliostati pronti per la Centrale solare a concentrazione (o ‘solare termodinamico’, Concentrating Solar Power – CSP) di Tushuo da 100 megawatt. Che, una volta operativo, dovrebbe generare 255 milioni di kilowatt/ora di elettricità all’anno, sufficienti per circa 50mila famiglie, e consentire al contempo un risparmio di 60mila tonnellate di carbone e una riduzione delle emissioni di CO2 di 165mila tonnellate.
Non solo: dotata di un sistema di accumulo a sali fusi con un’autonomia di 8 ore, la Centrale di Amdo sarà in grado di generare energia anche dopo il tramonto. Per resistere ai forti venti, sono stati sviluppati supporti per eliostati leggeri e ad alta rigidità e, per l’intensa radiazione solare, speciali rivestimenti resistenti ai raggi ultravioletti. Il tutto, con il sostegno di una linea di produzione completamente automatizzata ad alta quota – la prima al mondo – in grado di produrre 6mila metri quadrati di eliostati al giorno.
Nella vicina Contea di Damxung, invece, è in corso la costruzione di un’altra Centrale CSP a collettori parabolici da 50 megawatt, progettata per funzionare in sinergia con un impianto fotovoltaico da 400 megawatt. Basato su un sistema di accumulo termico da 6 ore, l’impianto andrà a integrare una sezione fotovoltaica da 400 megawatt. Il progetto dovrebbe diventare pienamente operativo nel 2027, con una produzione annua di 719 milioni di kilowatt/ora.
Nel frattempo, si stanno costruendo linee ad altissima tensione (UHV) per trasportare questa energia pulita verso regioni densamente popolate.
Infatti, a settembre 2025 è iniziata la costruzione di una linea a corrente continua da ±800 kilovolt, la prima ad altissima tensione ad attraversare gli altopiani montuosi del Qinghai-Tibet, dello Yunnan-Guizhou e del sud, lunga più di 2,6mila chilometri e che collegherà il Tibet alla Greater Bay Area del Guangdong-Hong Kong-Macao. Prevista per il 2029, fornirà oltre 43 miliardi di kilowatt/ora di energia elettrica pulita all’anno, riducendo il consumo di carbone di 12 milioni di tonnellate e le emissioni di CO2 di 33 milioni di tonnellate.
Inoltre, la stazione di conversione di Karmai nella contea di Mangkam, a 3.720 metri di altitudine, è già operativa dal dicembre dell’anno scorso e fa parte di un’altra linea a corrente continua da ±800 kilovolt, che trasmette 40 miliardi di kilowatt/ora all’anno. Per garantire la sicurezza operativa in condizioni estreme, gli ingegneri hanno aumentato l’altezza della torre e del terreno e implementato un monitoraggio robotizzato.
Infine, nella città di Nagqu, una delle località abitate più fredde della regione, 12 pozzi geotermici forniscono ora riscaldamento per circa 7 mesi all’anno, risolvendo le problematiche di scalabilità e reiniezione. Nel frattempo, nella Contea di Dingri, uno studio ha individuato tre pozzi con temperature superiori a 180 gradi Celsius – una scoperta che offre un nuovo modello teorico per le future ricerche. In sintesi, una strategia su 3 fronti: energia solare su larga scala con tecniche di ingegneria ad alta quota, linee ad altissima tensione ed esplorazione della “nuova frontiera” del geotermico. In una regione nella quale le energie pulite rappresentano oggi il 96% della capacità installata e oltre il 99% della produzione di elettricità: una vera trasformazione dopo il lungo periodo di dipendenza dai generatori diesel e dall’energia idroelettrica stagionale.
Così, mentre gli specchi d’acqua si innalzano ad Amdo e i geologi esplorano a Dingri, una cosa sta diventando chiara: il Tibet sta trasformando il suo ambiente ostile in una opportunità, peraltro innovativa, e in un vero modello per un futuro energetico sostenibile.