
Mentre i primi raggi di Sole illuminano l’Altopiano, gli occhi di Tashi Yangzom seguono le immagini satellitari e i movimenti sullo schermo. “Il tempo, qui, è come il viso mutevole di un bambino: dobbiamo imparare a leggerlo”. Perché Tashi, ormai sessantenne, ha speso i suoi ultimi 30 anni a osservare il cielo. Aiutando a salvare vite e “navigare” le sfide del ‘Tetto del mondo’.

Nata nella Contea di Bomê, nel Nyingchi, Tashi ha capito fin da bambina quanto il tempo influenzasse la vita quotidiana di tutti – dai pastori e gli agricoltori agli operai manutentori come i suoi genitori. Così, dopo la laurea in Meteorologia a Nanjing, ha cominciato a lavorare all’Osservatorio di Lhasa. Dove, all’epoca, l’attrezzatura più avanzata era un ricevitore manuale: “Le immagini satellitari erano così offuscate che, per individuare l’arrivo di una nevicata, dovevamo lavorare per 10 ore consecutive – ma studiavamo ogni dettaglio come se stessimo decifrando una mappa del tesoro”.

Nel 1997, una tempesta di neve particolarmente forte colpisce l’Altopiano, seppellendo migliaia di capi di bestiame. Tashi e la sua squadra lavorano senza sosta, nonostante i computer che si bloccano per via delle temperature sotto zero. E, dopo qualche giorno, il sistema di monitoraggio da loro sviluppato riesce a fornire i primi dati in assoluto sulla profondità della neve nelle diverse zone – permettendo alla macchina dei soccorsi di intervenire e di contenere le perdite.
Nel 2005, quando diversi laghi del nord Tibet cominciano a innalzarsi, il team di Tashi analizza anni di dati satellitari e meteorologici per capire la portata del cambiamento e – in base a questa analisi – più di 100 famiglie vengono portate via in tempo utile dalle aree ad alto rischio di allagamenti e alluvioni. Nel 2018, una frana colpisce lungo le rive del fiume Yarlung Tsangpo e, grazie ai dati di telerilevamento, Tashi identifica i rischi potenziali secondari – permettendo la tempestiva evacuazione di oltre 1000 persone.

Sull’altopiano Qinghai-Tibet, vitale per l’intera Asia, le stazioni meteorologiche di superficie – nel 1965, a quota 23 – sono diventate 1.284, a coprire l’intera regione e fornire informazioni preziose non soltanto per la popolazione locale ma anche per la migliore comprensione del cambiamento climatico e delle tendenze globali del riscaldamento. Tashi, ormai in pensione, si dedica all’insegnamento e alle giovani generazioni di meteorologi – offrendo loro sia il suo ricco bagaglio di saperi, sia il supporto finanziario allo studio e alla ricerca.