Parliamo del Waliguan Base Observatory, situato nel nord-ovest della provincia del Qinghai a più di 3,8mila metri di altitudine. A oggi, l’unico dell’entroterra eurasiatico, sui dati scientifici del quale si basano molte delle previsioni (e quindi delle decisioni) climatiche. Riguardanti non solo la sicurezza ecologica dell’altopiano Qinghai-Tibet – ‘Torre dell’acqua’ e ‘Terzo Polo’, vitali per l’intero Continente “giallo” -, ma soprattutto i mutamenti e le tendenze globali. Compresa la cosiddetta ‘curva dell’anidride carbonica’ delineata negli anni in base ai dati forniti proprio da Waliguan (dal quale ha preso il nome, ‘Waliguan curve’) e confermati dal hawaiano Mauna Loa: cioè, le informazioni di riferimento per la Convenzione-quadro delle Nazioni Unite in materia.
Le appena introdotte nuove misure di protezione degli impianti, volti a una sempre maggiore accuratezza dei dati, includono il potenziamento tecnologico, una diversa delimitazione dell’area intorno all’Osservatorio (in modo da ridurre ulteriormente il rischio di un’eventuale contaminazione dei campioni atmosferici raccolti entro i confini della stazione) e un miglior coordinamento tra le competenze e le responsabilità meteorologiche e decisionali. Il tutto, a sostegno del lavoro prezioso di una delle più importanti stazioni di osservazione atmosferica al mondo, nata nel 1994 grazie a un accordo di cooperazione tra l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, gli Stati Uniti e la Cina, e di vitale sostegno alla capacità globale di monitorare, capire e affrontare i cambiamenti climatici.
Infatti, al suo 30mo compleanno nel 2024, l’Osservatorio forniva 60mila informazioni al giorno sui principali componenti atmosferici – compresi gas serra, ozono, aerosol, radiazioni e piogge acide. Da una stazione a 20 chilometri dalla città più vicina e almeno 50 in ogni direzione da qualsiasi attività industriale e mineraria (appositamente vietate nella zona), nella quale la temperatura media è sotto zero, l’ossigeno al 67% e gli scienziati mangiano soltanto cibo precotto.
Grazie alle osservazioni fatte a Waliguan, oggi sappiamo che nei 3 decenni precedenti al 2022 la curva del diossido di carbonio ha visto un’oscillazione a rialzo – con conseguenze atmosferiche a volte drammatiche. In tutto il mondo, compreso il fragile ecosistema dell’altopiano Qinghai-Tibet. Per questa ragione oggi sostenuto da importanti politiche ambientali e una produzione di energia rinnovabile ormai a oltre il 97% della capacità installata che, soltanto nel Tibet orientale, sta riducendo le emissioni di CO2 di oltre 70 milioni di tonnellate all’anno.
Parola-chiave: neutralità. Delle emissioni di carbonio in particolare e dei gas serra in generale, principali “protagonisti” del riscaldamento climatico. Un impegno globale per una sfida globale.