Lhasa, inizio marzo. Il ritmo dei tamburi risuona sul fiume mentre le imbarcazioni gareggiano nella più alta Dragon Boat al mondo. Resa ancora più speciale – anzi, unica – dal fatto che i concorrenti remano anche sulle tradizionali barche in pelle di toro Yak.

Una creazione con più di 1000 anni, che durante l’impero Tubo trasporta l’argilla rossa e le pietre per la costruzione del Potala ma anche, per un tratto del percorso verso il matrimonio con il Re Songtsen Gampo, la Principessa Wencheng. E che, nell’unico villaggio di pescatori della regione – Junpa , sulla sponda meridionale del fiume Lhasa – dà i natali alla Danza delle Barche (Kuozi), cioè a una delle “stelle” del patrimonio culturale immateriale della regione.

Barche tibetane. Per molto tempo, testimoni silenziosi – raffigurati nei murales di tutti i maggiori monasteri, compreso il Tempo di Jokhang – della storia della città e, prima che venissero costruiti i ponti, unico mezzo per attraversare il fiume Lhasa. Oggi, tra regate e danze, una preziosa eredità culturale e una bellissima esperienza per gli ospiti. Che, oltre ad ammirarle sull’acqua o nel Museo del Tibet, possono assistere anche alla loro realizzazione su un’intelaiatura in rami di salice, a sfruttare la flessibilità delle pelli e le giunture a scatto con una tecnica simile a quella dei coracle e delle barche dei Nativi americani. Usate non solo per il trasporto ma anche per la pesca, cosa che in molte zone dell’Altopiano tibetano non accade per via del fatto che il pesce è uno degli Otto simboli di buon auspicio e, pertanto, un tabù alimentare.

In quanto alle Dragon Boat, risalenti alla dinastia Tang e forse anche a quella prima, parliamo di barche decisamente differenti in dimensioni, peso e materiali. Con 20 pagaiatori, un timoniere a poppa e un tamburino a prua, un revival asiatico dal 1976, una Federazione europea – che include l’Italia – dal 1990, una Federazione internazionale dal 1991 e diversi campionati (compresi uno a Roma, uno a Sabaudia e uno a Ravenna) dal 1999.
Regate moderne su imbarcazioni antiche: un’altra cosa che ci unisce.