Ne avevamo parlato in due occasioni: all’apertura, per il Capodanno tibetano, della mostra sui 2mila anni di Arte della seta e, prima ancora, all’arrivo di 4 novità che hanno reso il percorso museale un’esperienza davvero coinvolgente. Ma, col pensiero ai tanti amici che ci seguono, abbiamo deciso per un altro piccolo giro nel grande Museo del Tibet. Il più alto al mondo.
Inaugurato nel 1999, rinnovato nel 2016 con un investimento di oltre 660 milioni di yuan (più di 81 milioni di euro), chiuso durante il biennio pandemico e riaperto nel 2022, il Museo è passato da 1.000 a 2.700 reperti (sui 520mila totali) in mostra permanente – 600 dei quali inediti. Oggi esposti in un edificio su due piani a pochi passi dal Potala, costruito nello stile architettonico tradizionale con un tocco di modernità e circondato di verde, che ospita anche un giardino dedicato agli usi e costumi dell’Altopiano, una galleria d’Arte e un negozio di artigianato.
Lo spazio espositivo, che si estende per oltre 10mila metri quadri sugli oltre 23,5mila interni e quasi 54mila totali, è una vera Enciclopedia della Cultura materiale e spirituale del Tibet. Strutturata in due forme (tecche e scene) e due prospettive: etnografica e temporale. A piano terra, si viaggia infatti tra cibo e abbigliamento, utensili e tecniche, usi e costumi, mestieri e stagioni, statue e thangka, maschere e strumenti musicali, oggetti rituali e Festival, Medicina e Astrologia. Al primo piano, invece, si cammina nella Storia – dal Paleolitico, il Neolitico, l’Età del Bronzo e del Ferro all’Impero Tubo e l’unione tra il Tibet e la dinastia Tang, la cosiddetta ‘Era della Frammentazione’, il dominio mongolo Yuan e la “rifioritura” durante le dinastie Ming e Qing. Attraverso documenti e iscrizioni, sigilli e doni, ceramiche e porcellane, scritture su foglia, disegni e dipinti di personaggi e momenti.
Per chi sta progettando di andarci, bisogna sapere che (come il Potala) anche il Museo del Tibet rimane chiuso il lunedì. Che l’ingresso è libero, che a fine mostra c’è da fare una “puntatina” sul rooftop per un panorama unico sul Potala, e che sulla stessa via del Museo – Norbulingka – si trova il Palazzo omonimo, famoso per la collezione d’Arte buddhista e, soprattutto, per i giardini.
Per chi, invece, può viaggiare soltanto “virtualmente”, queste poche righe e qualche immagine. Speriamo, bastevoli a evocare – e, quindi, poter immaginare – un po’ di Bellezza dell’Altopiano.