Con il pensiero alla miglior preservazione possibile del patrimonio storico, i ricercatori dell’Università cinese della Scienza e della Tecnologia sono andati a esplorare quasi 100 edifici di architettura sino-tibetana: palazzi, fortezze, templi, stupa e pagode, dall’orientale provincia di Anhui alle occidentali Grotte di Mogao nella multietnica Gansu (che ospitano centinaia di templi scolpiti nella roccia) passando per il Palazzo del Potala. Per scoprire che quello che si pensava fosse stile era intelligenza preventiva.
Sotto i pavimenti in legno delle soffitte, strati di sabbia coperti da mattoni quadrati che – al momento dell’eventuale crollo delle assi – possono cadere sulle fiamme soffocandole. Passaggi di fuga che, dividendo interi gruppi di edifici in compartimenti, impediscono la diffusione del fuoco da un ambiente all’altro. All’esterno, timpani con pareti più alte di 1 o 2 metri dei tetti (sempre in legno) degli edifici intorno e “ornamenti” curvi verso l’alto che evitano la propagazione orizzontale del fuoco.
Dicevamo, antica saggezza. A sorpresa, anche buddhista. Perché alcune accortezze nel modo di costruire (e, per scoprirlo, basta studiare le pagode) non vengono generate soltanto dalla geografia, dal clima, dai materiali disponibili o dall’Estetica ma appaiono e si diffondono lungo lo stesso percorso di quei insegnamenti. Nati ben 3 millenni fa e che – nonostante l’evoluzione di tecniche e tecnologie – hanno ancora qualcosa da suggerire. Tant’è che, mentre molte delle costruzioni antiche sono ancora in piedi, alcune di quelle moderne e persino contemporanee rivelano delle sorprendenti fragilità.
Le scoperte del gruppo, piene di racconti e disegni, sono diventate un libro best seller – peraltro, diffuso gratuitamente anche nelle Scuole, Accademie, tra i Vigili del Fuoco e i laboratori di restauro. Soprattutto, hanno permesso di creare un sistema che, grazie al monitoraggio e al calcolo in tempo reale che combina velocemente i dati dei sensori, riesce sia a prevenire, sia a far scattare l’allarme. Fornendo, al contempo, le informazioni più precise sulle caratteristiche di quel particolare edificio storico e, dunque, le indicazioni più utili su come proteggerlo, salvarlo o “curarlo”.
Per ora, il sistema è stato adottato in 7 siti tra quelli di importanza locale e quelli già patrimonio UNESCO – compreso il Palazzo del Potala. E ha portato al completamento di una Guida nazionale per la protezione del patrimonio culturale, di riferimento per gli addetti ai lavori ma anche per la popolazione. Perché ‘antico’ non significa necessariamente anche ‘superato’, il ‘moderno’ può anche non essere sinonimo di ‘migliore’ e portare nel futuro la sapienza arcaica (come quella del rame versato nelle fondamenta, anche del Potala, per garantire la tenuta antisismica) potrebbe essere una buona idea.