
Dall’Altopiano tibetano, due buone notizie per le persone e l’ambiente
La prima riguarda la salute e la Sanità del futuro. Perché, nel principale ospedale della Capitale spirituale del Tibet, è stato appena inaugurato il primo Centro clinico di applicazione delle interfacce cervello-computer (Brain-Computer Interface, BCI). Che, mettendo insieme le risorse dei diversi dipartimenti – dalla neurologia e neuro-chirurgia alla diagnostica per immagini e la Medicina riabilitativa – è in grado di coprire e di personalizzare l’intero percorso terapeutico dei pazienti colpiti da ischemia o emorragia cerebrale, trauma cranico e lesioni dei nervi periferici o del midollo spinale.

Una tecnologia, quella BCI, che ha già dimostrato il suo potenziale nel campo della riabilitazione neurologica – a cominciare dalle persone con emiparesi post-ictus. In grado, grazie agli esoscheletri alimentati dalla BCI, di veder ripristinate le funzioni degli arti e persino di portare a termine movimenti apparentemente banali ma in realtà complessi come stringere la mano o camminare. Una tecnologia non invasiva e all’avanguardia, che colma una lacuna importante della Sanità sull’Altopiano.

La seconda riguarda la crescita green. Perché – andando a investire contemporaneamente nella modernizzazione industriale a basse emissioni di carbonio, il Turismo culturale, lo sviluppo digitale e delle consegne, il commercio transfrontaliero, il ripristino ecologico (anche delle aree minerarie), l’inverdimento urbano e i servizi pubblici, Cultura inclusa – Lhasa ha dichiarato per il 2025 un PIL di oltre i 100 miliardi di yuan, cioè più di 12.890 miliardi di euro. Contando a oggi più di 213mila imprese e 120 milioni di nuovi alberi e arbusti, senza dimenticare i chilometri di rete idrica urbana o della Riserva (umida) naturale di Lhalu e neanche il Parco Tuanjie, aperto al pubblico a settembre 2025.
Il tutto, con una diversa “visione fiscale” – che usa più del 70% delle entrate per l’Istruzione, il lavoro, la salute e i trasporti. E anche con una differente sensibilità ecologica, degna di un ‘Tetto del Mondo’ dalla cui salute ambientale dipende quasi tutta l’Asia.