A guardare nell’insieme gli aggiornamenti ambientali arrivati dall’Altopiano tibetano negli ultimi due anni, quello che viene fuori è un diverso sentimento e un concreto cambio di prospettiva. Una visione più limpida dell’equilibrio possibile e raggiungibile tra umani e Natura, attraverso gesti e azioni di ripristino, conservazione, protezione, mitigazione e anche compensazione ambientale. Con un po’ di antica ma lungimirante saggezza e un po’ d’amore, lo sguardo sul principio che beneficiare di qualcosa significhi anche prendersene cura. E viceversa.
Dal mero consumo alla consapevolezza e alla partecipazione, dunque. Come nel villaggio di Gala della città di Nyingchi, nel distretto di Bayi, dove in passato gli alberi di pesco selvatico venivano abbattuti come legna da ardere e, questo, mentre la popolazione combatteva con la povertà. Dove, poi, sono state introdotte delle misure di protezione ecologica e alcuni dei contadini sono diventati guardie forestali. E dove, oggi, l’annuale Festival dei peschi in fiore è un vero marchio culturale e turistico a caratura internazionale, che distribuisce un terzo delle entrate agli abitanti del villaggio (migliorando, così, il loro tenore di vita) e un altro terzo nella conservazione e promozione ecologica dell’intera area.
Professioni green, dunque, sempre vicine al luogo nel quale le famiglie vivono – comprese le zone remote e di frontiera. Per un totale, tra il 2016 e il 2024, di oltre 500mila posti di lavoro all’anno. Con un investimento di 95,4 miliardi yuan (più di 12 miliardi di euro) soltanto nei sussidi e i premi per il lavoro nella protezione di foreste, pascoli e praterie, zone umide, acque, ghiacciai e vita selvatica. E con la messa sotto tutela di oltre la metà del territorio, oggi Parco nazionale (come Sanjiangyuan) e persino UNESCO (come Kanbula e Siguniang).
Cioè, con milioni di ettari di vera armonia ed eco-sostenibilità ambientale. Compreso il rapporto con la vita selvatica, che da conflittuale è diventato amorevolmente “coesistenziale”. Abbastanza da vedere riprendersi (e con successo) molte specie rare o a rischio per le attività e abitudini umane – alcune delle quali, di antica tradizione sull’Altopiano. E compreso il rapporto con la ricchissima flora di queste terre, dalle piante officinali usate nella Medicina antica e moderna al “banalissimo” foraggio coltivato sotto i nuovi pannelli fotovoltaici passando per i tanti alberi piantati invece che abbattuti e il ripristino degli ecosistemi vegetali. A sostituire, e su tutto l’Altopiano, il giallo dell’aridità con il verde delle foglie.

Attenzione alla qualità ecologica, agricoltura e allevamento sostenibili e attenti ai gas-serra, tanta energia pulita e un Turismo sempre più ecologico. A beneficio sia della Natura, sia degli uomini e del loro (ben) vivere e (ben) progredire. Il tutto, in una regione come quella del Qinghai-Tibet – vitale per gli equilibri climatici ed ecologici locali, continentali e persino globali.
In poche parole, crescita verde. E la notizia è che sia possibile. Davanti ai nostri occhi e adesso.