Tra residenti della regione e ospiti da fuori, le librerie tibetane hanno avuto 520mila visitatori. I 100mila eventi culturali, oltre 16 milioni. Più di 1.000 opere teatrali sono state prodotte dalle compagnie locali, 30 delle quali premiate a livello nazionale. Nuovi e importanti siti archeologici come quello di Mabu Tsho sono venuti alla luce, l’elenco di quelli UNESCO si è allungato e altri 122 “praticanti” del patrimonio culturale immateriale sono stati riconosciuti.
Turismo culturale, dunque, ma anche rurale. Per i grandi luoghi iconici dell’Altopiano (come il Palazzo del Potala), quelli danneggiati dal terremoto di gennaio 2025 (come il Monastero di Sakya) e il Museo del Tibet di Lhasa, di enorme aiuto al recupero, il restauro e la conservazione. Nei villaggi di contadini e pastori, con benefici immediati sia per il tenore di vita delle popolazioni, sia per la fioritura e la trasmissione delle Arti, dell’artigianato e delle creazioni tradizionali. Perché tutti questi visitatori hanno significato un ricavo di oltre 79 miliardi di yuan – cioè, più di 10 miliardi di euro.
Infatti, grazie ai 7 aeroporti periferici oltre a quello centrale di Lhasa e grazie alle nuove rotte interne e internazionali (a oggi, 84), la sola aviazione civile ha trasportato più di 8 milioni di passeggeri. Mentre le spettacolari ferrovie dell’Altopiano sono state scelte da altri 5 milioni.
Il tutto, in mezzo a una Natura di grande fascino in ogni stagione e in una Regione tra le migliori al mondo per qualità ecologica. Che, per quest’anno, si propone di mantenere le promesse sia come meraviglia, sia come sostenibilità umana e ambientale. E di arricchire ancora un’offerta culturale già coinvolgente e creativa – dalle danze, le musiche e i rituali buddhisti alla gastronomia etnica e il tè passando per l’arte dei thangka, della tessitura, delle ceramiche e dell’incenso. Parola-chiave: insieme.
Il tutto, possibilmente slow. Con cura, amore e gentilezza – lo sguardo meno sul telefono e più sulla Bellezza intorno.