TIBET, CAVALLI E MODERNITÀ

  • by Redazione I
  • |
  • 29 Mar 2026
  • |
TIBET, CAVALLI E MODERNITÀ, Mirabile Tibet


Prima che il suo villaggio si svegli ogni mattina, Lhogya ha già controllato i suoi 3 cavalli. Perché, come su tutto l’Altopiano, anche nella Contea di Dege della prefettura tibetana di Garze un cavallo «è il tuo compagno più vicino». Spiritualmente e letteralmente. 

Per molto tempo, in queste terre di pastorizia e passi montani a 4mila metri sul mare, i cavalli sono lavoro, trasporto, collegamento. L’equitazione non è uno sport ma qualcosa di più simile a un’infrastruttura. Poi, le strade arrivano fino a Contee prima remote. Un tunnel attraversa le montagne. E un aeroporto regionale, intitolato a Re Gesar, viene inaugurato.

Per Chodru Tsering, un cambiamento vissuto in diretta. Dalla famiglia povera all’arruolamento a 16 anni con il compito di prendersi cura dei cavalli, il trasporto nel 1976 – dopo un terremoto devastante nella città cinese di Tangshan – dei cavalli sui camion destinati ai soccorsi e, a fine servizio militare, all’allevamento nel suo villaggio. Studiando le linee di sangue e adattando i metodi di addestramento mentre veicoli a due e quattro ruote stavano diventando più comuni.

Perché, ogni estate, i festival equestri attirano cavalieri da tutta la Contea. E ogni anno si tengono più di 10 competizioni che combinano sport, tradizione e ormai un diverso tenore di vita. Anche per Chondru, i cui 5 cavalli – tra premi vinti e vendita dei puledri – significano 200mila yuan (più di 25mila euro) all’anno.

Nella Contea di Hongyuan, nella prefettura tibetana e Qiang di Aba, un giovane ex-pugile ha costruito un modello diverso. Dopo aver accumulato 200mila yuan di premi in denaro, ha aperto un club equestre nelle praterie e, oggi, la sua scuderia ospita 43 cavalli – la maggior parte dei quali di razza Hequ, adatta alle condizioni di alta quota. Registrando, e solo nel 2025, un profitto di circa 600mila yuan (più di 75mila euro).

Così, anche grazie alla mobilità che cambia, i visitatori arrivati nella Contea alloggiano in tende, imparano le antiche tecniche tibetane di equitazione e trascorrono del tempo nei pascoli aperti. Perché i cavalli rimangono onnipresenti, dalle gare tradizionali e gli allevamenti alle iniziative turistiche che promuovono l’andare a cavallo come un’esperienza e non più come una necessità.