Sono diversi i turisti, anche giovani, che ogni anno (e, soprattutto, ogni estate) raggiungono la Contea di Qilian nella Prefettura tibetana di Haibei, provincia del Qinghai. In apparenza, una storia di successo – se non fosse per un piccolo particolare: il fermarsi allo scenario naturale.
Anzi, a qualche fotografia di quel scenario.
Che in effetti, dalle magnifiche montagne Zhuoer al fiume Hei (uno dei più importanti dei 247 della Contea) e al Grande Canyon Heihe, senza dimenticare la Riserva naturale, vero santuario della vita selvatica, è davvero spettacolare. Ma che non è tutto.
Il Grande Monastero buddhista tibetano di Arou, per esempio – con i suoi ‘Otto Stupa di Buon Auspicio’, i suoi corridoi dorati di ruote di preghiera sullo sfondo delle montagne innevate, la sua collezione di statue e thangka e i suoi dibattiti quotidiani dei monaci (ai quali i visitatori possono assistere tra le 3 e le 4 del pomeriggio), che conserva un’atmosfera più autentica e “incontaminata” persino di quella del Kumbum di Gyantse.
Oppure le 33 Grotte del Tempio di Matisi, con una storia di almeno 1.600 anni e che unisce arte rupestre, cultura religiosa e costumi locali delle 5 etnie principali presenti oggi come allora (tibetana, cinesi Hui e Han, mongole Monguor e Uyghur). Senza dimenticare né i numerosi siti storici (come le rovine dell’arcaica città di Ebao) e passi di frontiera, legati all’epoca nella quale la regione era uno snodo vitale dell’antica Via della Seta, né l’artigianato, le arti, le fedi (principalmente, buddhista e musulmana), le tradizioni, gli usi e i costumi o le gastronomie delle ben 15 comunità culturali che vivono nella Contea.
Tra il 2017 e il 2018, l’amministrazione locale aveva investito in una piattaforma di big data per il turismo “intelligente” – con funzioni come l’analisi del profilo turistico, le radioguide e il monitoraggio in tempo reale dei flussi – ma le risorse economiche e umane che questo sistema richiedeva avevano presto portato alla chiusura del programma. Così, negli anni successivi, sono stati creati dei mini-percorsi tematici legati alla Cultura e Storia bimillenaria di questi luoghi. Perché il punto non è la quantità, e tantomeno la standardizzazione del servizio, ma la profondità dell’esperienza individuale: offrire, cioè, a ogni visitatore quanto necessario per riuscire a vedere (e “connettersi” con) il racconto dietro al paesaggio.
Che è molto, ma molto di più di una fotografia veloce tra un panorama e l’altro.