DA PASTORI A RANGER DEL TIBET

  • by Redazione I
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  • 03 Apr 2026
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DA PASTORI A RANGER DEL TIBET, Mirabile Tibet


Contea di Zhidoi nella prefettura tibetana di Yushu, campo-base e punto di partenza per le visite alla Riserva naturale di Sanjiangyuan. Un uomo accende il fuoco mentre la nipote nutre un vitellino di Yak. Che per la bambina è un compagno di giochi; per il nonno, un bel ricordo.

Perché questa famiglia di pastori nomadi, dopo aver venduto parte del suo bestiame fatto da 500 pecore e più di 100 Yak, 10 anni fa si è spostata qui. A Yushu, da dove – con l’aiuto dell’amministrazione locale, case green e sussidi inclusi – dedicarsi alla protezione ecologica del primo e maggior Parco dell’Altopiano. Casa del santuario delle antilopi tibetane, Hoh Xil, e “culla” di tre grandi fiumi dell’Asia: Giallo, Azzurro e Mekong.

Un cambiamento non solo di stile di vita ma di orizzonte e di futuro per tutte e tre le generazioni coinvolte. Che non devono più attraversare a piedi le montagne innevate per arrivare a scuola o affrontare 5-6 giorni di viaggio accidentato per ricevere le cure mediche. Non solo: una mano santa per la Riserva, che dall’arrivo di 200 pastori e loro famiglie ha visto aumentare – e non di poco – la copertura vegetale dei prati, la resa foraggera e persino l’area dei laghi. Soprattutto, la biodiversità.  A cominciare dalle specie a rischio come le antilopi e le gazzelle, cresciute rispettivamente da meno di 20mila a 70mila e da poco più di 300 a oltre 2.700.

Come Tashi il cacciatore, alcuni figli sono già diventati ranger ecologici – a pattugliare e monitorare vita selvatica e salute delle acque. I nipotini stanno pensando alla scuola e agli studi superiori in città per poi tornare e dedicarsi con ancora maggior bravura all’Ambiente. E questo soltanto a Yushu, laddove, su tutto l’Altopiano, i pastori diventati guardie ecologiche di Parchi o di ghiacciai sono davvero tanti e, le piccolissime imprese di artigianato tradizionale legato alla pastorizia, a cominciare dalla tessitura, sempre più numerose.

Una diversa stabilità, per la Natura e per gli umani. Che non stanno vivendo questo spostamento come un abbandono delle praterie ma come un modo di proteggerle. Oggi e domani.