TASHI, IL CACCIATORE DIVENTATO RANGER

  • by Redazione I
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  • 09 Giu 2024
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TASHI, IL CACCIATORE DIVENTATO RANGER, Mirabile Tibet


Immaginate una capanna con animali selvatici imbalsamati pendenti dal soffitto, ciotole di argilla e gabbie da pesca di bambù in mostra su un tavolo e costumi tradizionali esposti sui muri. Un “museo” di caccia e di vita dove Tashi, 52 anni, racconta ai visitatori la sua ricca cultura tradizionale.

Appartenente al più piccolo gruppo etnico (quello dei Lhoba) che usa vivere di caccia e di agricoltura primitiva, Tashi proviene da un villaggio nel profondo dell’Himalaya nella Contea di Mêdog. Con l’inclusione nel 2000 di questa zona in una Riserva naturale nazionale e l’apertura nel 2013 della prima autostrada che collega la Contea al mondo esterno – gli abitanti dei villaggi locali hanno abbracciato una nuova vita.

Infatti, Tashi era uno dei più bravi cacciatori del suo villaggio: “Nel mio periodo migliore, potevo prendere tre takin selvatici in un giorno” ci dice, con una voce nella quale riecheggia l’orgoglio e l’abilità dei tempi della gioventù. Ma anche la consapevolezza dei pericoli della sua vecchia professione – come quando, durante una spedizione, Tashi scivolò e cadde per oltre 30 metri. Gli abitanti si organizzavano in piccoli gruppi che rimanevano più di una settimana nella foresta finché non veniva trovato cibo a sufficienza ma questa zona, circondata da alte colline e ricca di fauna selvatica, era – ed è ancora – soggetta a frane per via delle sue complesse condizioni geologiche e delle abbondanti piogge. Più di un mese per riprendersi dalle ferite, e l’amaro ricordo di un compaesano portato via da un fiume e mai più ritrovato.

Con l’istituzione nel 2000 della Riserva naturale nazionale del Grand Canyon Yarlung Zangbo, che comprende Mêdog, tutti consegnano le loro armi – ponendo fine alla vecchia tradizione. Ma instaurandone un’altra perché, da allora, Tashi lavora come ranger e pattuglia le foreste due volte al mese: “Mi ci è voluto un po’ di tempo per abituarmi al passaggio dall’uccisione degli animali alla loro protezione”, ammette con un sorriso. Secondo l’Ufficio per le foreste e le praterie della Contea di Mêdog, ora ci sono 2.106 guardie forestali come Tashi. Che si occupano della prevenzione degli incendi boschivi, della protezione delle piante rare e – beninteso – del salvataggio degli animali selvatici in pericolo. Come il barbagianni, specie sotto protezione nazionale di seconda classe in Cina, che Tashi trova ferito, porta a casa e fa curare nella città di Nyingchi. “L’Ufficio per le foreste e le praterie della Contea ci fornisce la formazione, quindi so come gestire queste situazioni”. Infatti, dal 2018 i ranger di Medog hanno salvato 30 animali selvatici sotto protezione nazionale. E bisogna considerare che, secondo un Libro Bianco pubblicato nel 2023, a Xizang si trovano 1.072 specie di vertebrati selvatici tra i quali 65 – come il leopardo delle nevi, lo yak selvatico e l’antilope tibetana – sotto protezione nazionale di prima classe e 152 di seconda classe. Inoltre, grazie agli sforzi di conservazione, la Regione tibetana ha ottenuto una doppia crescita della copertura vegetale sia delle foreste, sia dei prati.

Oltre al suo lavoro da ranger, che gli fa guadagnare 6.000 yuan (circa 844 dollari USA) all’anno, Tashi gestisce un ristorante che accoglie i turisti e raccoglie foglie di tè ogni volta che ha un po’ di tempo, per un reddito annuo totale di circa 100.000 yuan. Cosa significa? Secondo Tashi, in passato i Lhoba vivevano in maniera “selvaggia” – senza accesso all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Oggi, le cose sono cambiate: suo figlio più giovane si è appena laureato mentre altri due lavorano come dipendenti pubblici. Inoltre, secondo lo stesso Libro Bianco, il Tibet dispone di un sistema sanitario pubblico completo che copre i servizi medici di base, la maternità e l’assistenza all’infanzia, la prevenzione e il controllo delle malattie nonché la Medicina tradizionale e le terapie tibetane. La Regione è anche la prima a livello provinciale a fornire 15 anni di istruzione finanziata con fondi pubblici, dalla Scuola materna alle superiori, in netto contrasto con la situazione di 70 anni fa quando l’accesso all’istruzione era limitato agli aristocratici locali (maide).

I tempi della caccia sono ormai andati ma Tashi continua ad accogliere i visitatori nel suo piccolo museo: “Spero che i visitatori vedano e comprendano la cultura tradizionale Lhoba e apprezzino la vita che abbiamo oggi”, ci spiega.