LETTERE DA LHASA: RICORDI DI UN INSEGNANTE

  • by Redazione I
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  • 12 Lug 2026
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LETTERE DA LHASA: RICORDI DI UN INSEGNANTE, Mirabile Tibet


«Prima di diventare insegnante di Arte, nel 2025 sono andato a Lhasa per un tirocinio. E questa esperienza ha profondamente ridefinito la mia comprensione dell’educazione artistica.»

«Perché ho incontrato molti bambini cresciuti ai piedi di montagne innevate. Che vedono ogni giorno cime infinite e bandierine di preghiera sventolanti. Che hanno familiarità con l’architettura, gli usi e i costumi locali. Che, grazie a un ambiente così unico, possiedono un’innata sensibilità per la Natura. Ma che raramente usano un pennello per immortalare la bellezza che li circonda o per esprimere le loro emozioni. »

«Insegnare sull’Altopiano tibetano comportava molte sfide: bassi livelli di ossigeno, intense radiazioni ultraviolette e differenze nelle abitudini quotidiane. Eppure, ogni volta che mi trovavo sul podio e vedevo i bambini fissare i loro pennelli con curiosità negli occhi, avevo un solo pensiero: aiutarli a sperimentare veramente la gioia dell’Arte. Così, mi sono liberato dalle rigide e schematiche routine dell’insegnamento artistico e ho esplorato il patrimonio naturale e culturale intorno.»

LETTERE DA LHASA: RICORDI DI UN INSEGNANTE, Mirabile Tibet


«In classe, analizziamo a fondo le vivaci tonalità e il simbolismo delle maschere dell’Opera tibetana, assieme alle vivide fiabe popolari e la profonda tradizione culturale che si cela dietro questi manufatti. Attraverso la modellazione del cartone e la scultura dell’argilla, diamo nuova vita ad antiche tradizioni. Andando oltre i libri di testo, gli studenti hanno iniziato a osservare luci e forme. Attraverso l’osservazione e la creazione, hanno imparato a usare l’Arte per rappresentare la loro terra d’origine e, al contempo, esprimere il loro profondo amore per essa.»

«Non c’è bisogno di essere vincolati da tecniche rigide o dalla ricerca della perfezione: li incoraggio a sperimentare e a prendere il pennello sulla carta senza paura, riversando sulla tela questo loro amore e le loro speranze. E, infatti, le lezioni hanno portato cambiamenti tangibili. I bambini sono diventati sempre più sicuri di sé e liberi di assecondare il loro istinto. Hanno gradualmente sviluppato la capacità di pensare in modo indipendente e di innovare con coraggio. »

«Il volontariato nell’insegnamento non è mai un “sacrificio” a senso unico: con i pennelli illumino i sogni dei bambini, mentre la loro sincerità e passione nutrono continuamente la mia crescita. Una singola lezione d’Arte può essere breve e un pennello può sembrare banale, ma piantare questo seme in un giovane cuore può nutrire un’intera vita: una forza abbastanza potente da trascendere montagne e distanze.»

«Non essere rimasto nella Regione come insegnante a lungo termine rimane un mio rimpianto personale. Eppure, questa esperienza è diventata una delle risorse più preziose. Le montagne innevate, i venti limpidi e quei momenti in classe mi hanno aiutato a comprendere che l’essenza dell’educazione estetica risiede nell’inclusione, nella compagnia e nella guida, nel rispetto del senso estetico e dell’individualità di ogni bambino.»