
In un angolo di Barkhor Street, qualcuno gira una ruota di preghiera, qualcuno si fa fare una fotografia e qualcuno si ferma davanti a una bottega, per guardare i thangka, le statue buddhiste e altri oggetti di artigianato tradizionale esposti accanto a dei giocatoli Labubu.

Una volta, per molti visitatori, Lhasa si confondeva con le immagini, quasi ferme nel tempo, del Palazzo del Potala visto da lontano. Ma, qui come da altre parti, la Storia non rimane ferma in una cartolina o dietro a una vetrina – bensì si muove con chi la vive.
E già dal Tempio di Jokhang. Non più “statico e distante” ma dinamico e vitale, parte del ritmo quotidiano dei residenti, dei credenti, dei monaci e dei visitatori. Che non lo sentono più soltanto come luogo di devozione rituale ma come una “porta d’ingresso” nella Storia, Cultura e Arte della città. Perché la sua architettura, le sue sale, i suoi affreschi e le sue statue sono un viaggio nella Storia – così affascinante da richiamare devoti buddhisti e turisti culturali di tutto il mondo.

Ospiti ai quali i monaci del Tempio dedicano con piacere parte del loro tempo, altrimenti riservato allo studio, alla preparazione religiosa e ai famosi dibattiti sui testi sacri. Andando a imparare cose nuove (come le altre lingue nelle quali spiegare e raccontare, principalmente Inglese e Putonghua), mezze nuove (come il restauro e la conservazione, con materiali originari e tecniche tradizionali, dei reperti e della struttura stessa) e nuovissime (come la digitalizzazione dei reperti oppure la maniera più giusta ed efficace di usare le entrate turistiche a favore della preservazione e della migliore accoglienza). Il tutto, con più lavoro ma anche più soddisfazione.

Fuori dal Tempio, la Barkhor Street. Non più soltanto un percorso di pellegrinaggio rituale bensì un luogo vivo e vitale. Fatto da botteghe artigianali, Case da tè dolce, spazi creativi, caffetterie, negozi e ristoranti. Alcuni, tradizionali – e già dall’architettura; altri, decisamente moderni – e già dal marchio. Un ponte nello spazio e nel tempo, assieme culturale e generazionale, sul quale il contemporaneo si muove e si esprime accanto all’antico.

Come ‘Nerhi’, che reinterpreta l’abbigliamento tibetano in chiave moderna e fa rivivere gli incontri linka. Come ‘Xiazha Courtyard’, che recupera vecchi tappeti tibetani e trasforma questo pezzo di memoria culturale in borse davvero uniche. Come ‘Nindo Coffee’, già acclamato a Parigi ma determinato a fiorire a Lhasa. E anche come la galleria d’Arte ‘Gendün Chöphel’, aperta da un Maestro di thangka, o la Casa da tè ‘Old Guangming’, dove gli anziani residenti chiacchierano e raccontano, i giovani turisti condividono i tavoli e una tazza di tè dolce costa soltanto 1 yuan.

Lhasa. Dove il Tempo, invece di una successione, è una compresenza.