Un tempo, nel distretto di Dagze a Lhasa – tra i 3.730 e i 4.100 metri sul mare -, coltivare ortaggi freschi tutto l’anno sembrava un sogno irraggiungibile. Ora, dei container alimentati dall’Intelligenza Artificiale promettono invece di renderlo possibile.
Una tecnologia non in sostituzione ma integrata e a sostegno, che aiuti l’agricoltura dell’Altopiano a liberarsi dalle condizioni meteorologiche. Perché, a Dagze, il periodo senza gelate dura solo dai 120 ai 150 giorni all’anno mentre le significative escursioni termiche tra giorno e notte, la forte radiazione ultravioletta e gli inverni rigidi rendono molto difficile la coltivazione.
Le prime 7 unità, gestiti da un tibetano diplomato nel 2024 presso il Tibet Vocational Technical College e che riguardano gli ortaggi a foglia, i funghi e le piante medicinali, sono ancora in fase di test. Ma, per ora, sembra che un singolo container possa coltivare – e con successo – fino a 1.000 chilogrammi di funghi ostrica di alta qualità ogni 10 giorni oppure più di 225 chilogrammi di ortaggi a foglia, con rese di gran lunga superiori a quelle della coltivazione in campo aperto.
Infatti, i container per la “coltivazione intelligente” integrano il controllo ambientale (protezione dai parassiti compresa), l’irrigazione di precisione (con grande risparmio di acqua), la fertilizzazione e il monitoraggio in tempo reale. All’interno di ogni unità di coltivazione, l’Intelligenza Artificiale regola illuminazione, temperatura, umidità e formule nutritive – accorciando i cicli di crescita di alcuni funghi e ortaggi a foglia fino a una sola settimana. In più, le unità possono essere trasportate su camion e messe in funzione semplicemente collegandole alla rete elettrica e idrica, il che le rende facili da implementare in tutte le aree difficili del Tibet. E anche oltre, laddove questa tecnologia potrebbe diventare un nuovo modello per tutte le regioni di alta quota.
Non dunque una mera applicazione di modelli esistenti bensì una soluzione “su misura” del clima, della geografia e delle sfide logistiche uniche dell’Altopiano. E anche un contributo alla formazione di una nuova generazione di professionisti del settore agricolo che, allo stesso modo dei nuovi professionisti green, vengano incoraggiati sì a studiare nei migliori istituti a disposizione ma anche a tornare per rimanere nelle – e prendersi cura delle – terre natie.