LA RELIGIONE COME MUSA: NASCE L’ARTE BUDDHISTA TIBETANA, Mirabile Tibet

LA RELIGIONE COME MUSA: NASCE L’ARTE BUDDHISTA TIBETANA

  • by Stefano V
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  • 30 Gen 2018
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Come sappiamo il buddhismo non è una religione unitaria. Nel tempo sono nate diverse scuole che hanno seguito percorsi dottrinalmente diversi. Ad esempio quello fiorino nel sud-est asiatico e nella regione himalayana sono diametralmente diversi da quelli perseguiti nell’Asia orientale. Questo è stato in gran parte il risultato dei testi utilizzati da ogni regione.

Prendendo in esame la Cina, il Buddhismo tibetano, anche chiamato lamaista, altro non è che una delle tante scuole del “Grande Veicolo” nate all’interno della lunga e millenaria storia del Paese di Mezzo. Se nella Cina centrale i monaci tradussero la maggior parte dei testi attorno a singoli sutra, come il Sutra del Loto, i monaci dell’Altopiano Tibetano,  fecero uso in particolare del corpus di testi buddhisti indiani  e basarono il loro buddhismo sugli shastra.

La leggenda dice che il Buddhismo arrivò per la prima volta in Tibet nel IV secolo, quando immagini e testi buddhisti caddero nel leggendario palazzo del principato Yarlung, a sud-est di Lhasa.  La letteratura è però unanime nel ritenere che il Buddhismo Mahayana divenne si saldò a queste latitudini nell’ottavo secolo.

Sotto il patrocinio di Trisong Detsen, i tibetani iniziarono a tradurre e preservare i sutra buddisti (la parola del Buddha); gli shastra; e i tantra (testi esoterici che offrono un percorso più veloce verso l’illuminazione). Oggi queste e successive traduzioni tibetane costituiscono il Kanjur (bk”gyur, le scritture) e Tanjur (bstan ‘gyur, commentari). Un secondo periodo di diffusione buddista iniziò nell’undicesimo secolo. Uno degli insegnanti più importanti di questo periodo fu l’indiano Atisha (982-1054), che arrivò nel regno di Guge nel Tibet occidentale nel 1042. Insieme al monaco tibetano Richen Sangpo (958-1055), che aveva già stabilito i monasteri prima L’arrivo di Atisha, il buddismo fu rianimato. I successori di Atisha erano affiliati alla scuola di Kadampa (Bka ‘gdampa), che fu stabilita come modello per tutta la successiva educazione monastica tibetana. I praticanti di Kadampa sono considerati i precursori del Gelupu (Dge lugs pa).

Con la scomparsa delle scuole buddiste in tutta la Cina, nacquero anche monasteri ed una fiorente arte sacra che si differenziava da zona a zona, a seconda della scuola cui il monastero faceva fede. Ecco quindi che l’arte statuaria della Cina settentrionale o si andò a differenziale da quella meridionale o del centro Asia. In tibet letteratura buddhista e tradizione autoctona di andarono a fondere in un connubio di rara bellezza e raffinatezza. Testi tantrici e sutra sono l’ispirazione degli artisti.

Concentrandoci ora sullo Xizang, l’arte creata da ognuna delle scuole qui fondate, include figure che rappresentano affiliazioni distinte. Non sorprende che i Nyingmapa spesso raffigurino Padmasambhava; i Sakyapa, sebbene integrino il sentiero di Bodishattva con uno studio del tantra di Hevajra, meditando su molte divinità di tipo arcuato. Ecco quindi che la scuola di Kagyupa favorisce le rappresentazioni di Milarepa. Al contrario i Gelugpa spesso raffigurano Tsongkhapa (Blo bzang grags pa) e Atisha.

Ciò è più evidente nella raffigurazione delle cinque famiglie di Buddha che formano la base del buddhismo tantrico. Queste cinque famiglie sono guidate dai tahthagata (un epiteto del Buddha che significa “uno e trascendente”), Amitabha, Akshobhya, Ratnasambhava e Amoghasi. Le divinità che personificano i testi, come Hevajra, sono anche esseri pienamente “illuminati”- paragonabili quindi al Buddha – ma sono spesso raffigurati con un comportamento irato e in una posa danzante.

Il Buddhismo tibetano ha introdotto stili artistici unici in varie arti buddiste sin dai suoi primi passi nell’Altopiano. Questa unicità degli stili ha reso l’arte buddista tibetana famosa in tutto il mondo ed ha influenzato l’intera arte cinese e dei territori circostanti.

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