Dopo lo sblocco anni fa del Qiang La o Lipulekh, questo agosto è stata celebrata la riapertura di un altro Passo himalayano: Shipki La, “la Porta verso il Tibet”, che collega il distretto indiano di Kinnaur alla Prefettura tibetana di Ngari. Una grande notizia per i viaggiatori, commercianti e pellegrini provenienti dall’India, che ora possono riprendere il percorso più corto, di soli 100 chilometri, verso il Monte Kailash e il Lago Manasarovar.
Parliamo di una rotta storica. Anzi: tra quelle di scambi culturali e al contempo commerciali, una delle più antiche del mondo – che (a differenza di quelle che usano i Passi Lipulekh e Nathu) continua a funzionare con il sistema tradizionale del baratto: a oggi, di 72 prodotti indiani in cambio di 30 tibetani. E parliamo di uno dei più alti passaggi di frontiera della regione trans-himalayana che oggi, con i suoi 3.9-4.7mila metri sul mare, può essere percorso non solo a mulo o cavallo ma anche in moto.
Chiuso una prima volta nel 1962 e una seconda volta nel 2020, il Passo era stato parzialmente sbloccato nel 2025 – e vedeva lo scambio di lana e di altri prodotti derivati dall’allevamento sull’Altopiano tibetano, di coperte e tappeti fatti a mano nonché di erbe medicinali con cereali, frutta secca, tabacco, spezie e prodotti tessili e artigianali indiani. Dopo un po’, e vista la soddisfazione di entrambe le regioni, il Passo era stato moderatamente aperto anche al turismo interno. Infine, una volta completati sul percorso e nei villaggi di frontiera gli interventi infrastrutturali, logistici, di sicurezza (anche medica), per l’accoglienza e amministrativi, Shipki La ha riaperto completamente.
Come dicevamo, e considerata l’importanza dei due luoghi sacri sia per il Buddhismo, sia per l’Induismo, anche al turismo religioso che finora, passando da Lipulekh o Nathu, impiegava 2 o 3 mesi per arrivarci. Non solo: in maggiore sicurezza laddove il Passo Shipki, che si trova in una “zona d’ombra” pluviometrica, è meno soggetto a frane – anche nella stagione dei monsoni e delle piogge.
Il tutto, con uno sguardo sia alla crescita dei villaggi di frontiera, sia al recupero culturale. Che sta includendo il restauro delle dimore storiche montane di sosta e (come sull’Antica Via del Tè) la segnalazione dei segmenti del sentiero originale per i cavalli – a trasformare Shipki La in un corridoio di “Storia vivente”. Da percorrere, beninteso, in modalità slow, rispettosa dell’ambiente e delle usanze locali.