
Racconto di una giovane imprenditrice, tornata sull’Altopiano dopo gli studi all’estero
Nella campagna tibetana, un festival di musica a 3.900 metri di altitudine. Sulla scena, soltanto artisti locali – molti dei quali, eredi riconosciuti di patrimoni culturali. Tra la gente, a servire il tè al burro, Dekyi Chodron: una giovane il cui lavoro ruota attorno alla preservazione della Cultura tradizionale e al servizio delle comunità rurali.
«Sono di Ngari. Ho fatto la scuola elementare lì. Quando non ero a scuola, andavo con i nonni sulle praterie e i pascoli – amando quel calore e quel senso di umana connessione che nessun altro luogo credo possa uguagliare».
Ngari, “casa” delle Grotte di Piyang, con i suoi 4.500 metri è una delle regioni più alte del Tibet e, per i bambini di aree remote come questa, l’accesso all’istruzione era – un tempo – una vera sfida. «Perciò, la vita in collegio è stata una scelta naturale. Mangiavamo insieme, studiavamo insieme, e quelle amicizie sono ancora forti. Non solo: essendoci entrata a 11 anni, ho iniziato molto presto a intravedere un mondo molto più ampio».
A fine collegio, Dekyi è andata nel Regno Unito, dove ha conseguito la Laurea magistrale all’Università di Strathclyde. «Mi chiedevano cose come “Siete completamente oppressi dalle politiche locali?” o “Visto che sei uscita, non pensi di tornare – vero?” In generale, moltissime domande sulla Politica – come se vivessimo in delle gabbie. Così, ho pensato che, se volevo che la gente comprendesse meglio il Tibet, dovevo cominciare con un mio contributo».
Di ritorno sull’Altopiano, Dekyi ha cominciato a lavorare con e per le comunità locali. Viaggiando per i villaggi, incontrando artisti e artigiani custodi di saperi trasmessi per generazioni, e aiutando le culture locali a trovare un nuovo “pubblico”. «Questi sono stivali realizzati su misura per una compagnia di Opera tibetana, oltre 70 paia in tutto, è sono appena stati spediti per un prezzo di circa 24mila dollari americani che diventano il reddito dei 5 artigiani che li hanno fatti.» Oppure, dopo la visita a un Maestro di canti popolari tradizionali: «In passato, musica e testi venivano trasmessi solo oralmente e, ora, i versi sono stati raccolti e pubblicati.» Perché, «al di là di come gli altri ci guardano, ci sono cose che – con fiducia e fierezza – possiamo mostrare e dare.»
Una buona notizia. Di una generazione diversa. Con radici profonde, ben formata e aperta al mondo. Come i nuovi alberi dell’Altopiano.