TURISMO, OPPORTUNITA’ DI RISCATTO PER I TIBETANI. IL CASO DEL GANSU

  • by Stefano V
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  • 28 Dic 2020
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Fiocchi di neve sfiorano il terreno e sfumature di alberi verdi e gialli decorano le pittoresche montagne di Zhagana, nella Provincia di Gansu nella Cina nord-occidentale, in una tavolozza pittoresca, attirando folle di turisti nonostante il freddo.

Rinkho ha sempre fatto il pastore, ma ora la sua casa è aperta ai visitatori come Bed and Breakfast nei fine settimana. “Pensavo che sarei rimasto per tutta la vita dietro al bestiame, proprio come le generazioni più anziane”, ha detto Rinkho, ora proprietario di una pensioncina familiare nel villaggio di Tarlag, nella contea di Tewo, nella parte etnica tibetana della Provincia di Gansu. Gli ci voleva un giorno di viaggio in motocicletta per arrivare al suo pascolo. Le ristrettezze economiche erano tali che durante le escursioni per accudire i suoi pochi Yak, Rinkho non sapeva sfuggire alla solitudine e all’alienazione se non parlando con sé stesso!

Una svolta è arrivata quando il governo locale provinciale ha deciso di investire sul cosiddetto “turismo folkloristico”. In Cina vi è una generale riscoperta degli usi e costumi delle diverse etnie regionali. La curiosità è tanta che chi vive nelle grandi città sta preferendo ultimamente viaggi culturali nelle aree più remote del paese anche per capire pienamente le diversi compagni culturali che compongono la galassia multietnica cinese. In questa cornice il governo del Gansu ha deciso di investire sul settore, aprendo nuove possibilità di benessere per i cittadini locali, specialmente delle minoranze etniche. Nel 2015, la Prefettura autonoma tibetana di Gannan, dove decine di migliaia di agricoltori e allevatori come Rinkho si guadagnavano da vivere, ha abbracciato l’idea del turismo “all-for-one” e ha spinto i pastori locali ad accettare lavori nel settore turistico e dell’ospitalità.

Durante l’alta stagione, la famiglia di Rinkho accoglie molti visitatori poiché la caratteristica locanda per le vacanze offre piatti deliziosi e una tranquilla sala da tè a loro piacimento. Ora guadagna più di 300.000 yuan (circa 45.570 dollari USA) all’anno. Lhamogya, anche lui un tempo allevatore di bestiame, ora gestisce una vivace locanda nel villaggio di Kasho, nella contea di Luqu, nella prefettura, offrendo una varietà di avvincenti esperienze folkloristiche ai suoi ospiti.

Attività come passeggiate a cavallo, balli in cerchio e degustazione di carni di yak essiccate fatte in casa, yogurt e tè al burro di yak offrono una vita idilliaca ideale per gli abitanti delle città. Wang Luoying, 28 anni, una turista di Hangzhou, capitale della provincia dello Zhejiang nella Cina orientale, ha portato i suoi genitori nel sonnolento villaggio tibetano. “Anche se la nostra danza era semplicemente un’imitazione goffa, era la passione per la cultura etnica tibetana che contava davvero”, ha detto Wang.

Solo l’anno scorso, il villaggio di Kasho ha ricevuto 800.000 visite, con oltre 300 compaesani che lavorano nel settore del turismo. L’attività di alloggio in famiglia ha dato i suoi frutti in quanto ogni famiglia delle 52 famiglie ospitanti del villaggio ha guadagnato più di 30.000 yuan. Il turismo ha cambiato in modo incredibile le vite dei pastori tibetani. Nei primi nove mesi del 2020, la Prefettura Autonoma Tibetana di Gannan ha registrato quasi 15 milioni di visite, in aumento del 13,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, generando un fatturato di circa 7,4 miliardi di yuan.

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