TIBET E MONGOLIA: LA TRADIZIONE DEL KHALKHA JETSUN DAMPA

  • by Redazione I
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  • 25 Gen 2026
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TIBET E MONGOLIA: LA TRADIZIONE DEL KHALKHA JETSUN DAMPA, Mirabile Tibet


Nel mondo del Buddhismo dell’Asia centrale, poche figure incarnano in modo così evidente l’intreccio tra religione, Storia e identità culturale quanto il Khalkha Jetsun Dampa. Perché, spesso evocato come semplice anello di congiunzione tra Tibet e Mongolia, il Jetsun Dampa rappresenta in realtà una linea profondamente radicata.

Tutto inizia nel primo Seicento, quando il Tibet centrale sta vivendo l’ascesa della Scuola Gelug e la soppressione di quella Jonang – della quale Tāranātha è il principale Maestro. E quando, dopo la sua morte, la questione della sua reincarnazione diventa subito politica.

Ed è in questo scenario che la rinascita di Tāranātha viene riconosciuta dai mongoli Khalkha. Una decisione che fa parte di un processo storico più ampio, laddove la Mongolia – già profondamente legata al Buddhismo tibetano e ai suoi Lama, e fin dai tempi di Kublai Khan e del dominio mongolo nel Tibet – sta consolidando una propria identità religiosa. Che vede nel Jetsun Dampa un’autorità spirituale autonoma e non subordinata ai nuovi equilibri di Lhasa.

Nel corso dei secoli successivi, i Jetsun Dampa diventeranno il fulcro della vita religiosa mongola. Non solo venerati Maestri ma protagonisti di un ordine istituzionale nel quale il Buddhismo svolge un ruolo di coesione sociale e culturale. Un processo, questo, che troverà la sua massima espressione pubblica all’inizio del Novecento, quando l’ottavo Jetsun Dampa verrà proclamato Bogd Khan – cioè, la massima guida assieme spirituale e temporale della Mongolia. Momento dal quale la linea del Jetsun Dampa cessa definitivamente di essere percepita come una derivazione tibetana e diventa uno dei pilastri dell’identità nazionale mongola.

Con l’instaurazione del regime socialista in Mongolia nel XX secolo, le istituzioni religiose vengono progressivamente smantellate e la vita monastica quasi completamente soppressa. La linea del Jetsun Dampa entra in un lungo silenzio, venendo mantenuta viva solo nella memoria storica e nella devozione privata. Ormai, non si tratta più soltanto la trasmissione spirituale ma del ruolo stesso della religione nella società moderna.

Quando, dopo la fine del periodo socialista, il Buddhismo mongolo inizia a riemergere nello spazio pubblico, il Dalai Lama del Tibet annuncia il riconoscimento della reincarnazione del nono Jetsun Dampa: per alcuni, un tentativo di ristabilire una continuità interrotta; per altri, un gesto ambiguo che genera diversi interrogativi sul rapporto tra le autorità tibetane e una tradizione che, storicamente, appartiene alla Mongolia.

Nel 2023, arriva invece il secondo riconoscimento – del decimo Khalkha Jetsun Dampa. In Mongolia, molti studiosi e praticanti per i quali il Jetsun Dampa è una figura intimamente legata alla Storia e alla cultura locale vorrebbero un coinvolgimento più diretto delle proprie istituzioni religiose. Mentre gli “eredi” tibetani della Scuola Jonang vedono nel Jetsun Dampa la continuazione di un lignaggio nato dal proprio patrimonio dottrinale.

La discussione che ne segue mette in risalto il legame profondo tra il sistema delle reincarnazioni e il contesto storico, che fa si che ogni riconoscimento implichi una legittimazione e una ridefinizione dei rapporti di autorità. Dinamiche, nel caso del Jetsun Dampa, amplificate dal fatto che la linea si colloca all’incrocio tra tradizione tibetana e identità mongola, quindi tra continuità religiosa e autonomia culturale.

La storia del Khalkha Jetsun Dampa non offre risposte semplici ma invita a una lettura più matura del Buddhismo dell’Asia centrale. Che mostra come le tradizioni religiose non siano entità statiche bensì realtà vive, che si trasformano assieme alle società che le ospitano. Comprendere il Jetsun Dampa significa riconoscere che l’autorità spirituale, in questo contesto, è sempre stata il risultato di un equilibrio complesso tra dottrina, istituzioni e Storia – ancora oggi, oggetto di discussione.