Preventivo e, a differenza degli altri nel mondo, di lunga durata
Ad aprile, parlavamo dell’importanza della Medicina tradizionale tibetana nella cura dei problemi di salute legati all’altitudine. Ebbene, la sperimentazione clinica progettata e messa in atto da una squadra di ricercatori del maggior Ospedale pubblico del Tibet, con sede a Lhasa, ha fornito prove fondamentali per le nuove strategie di prevenzione in alta quota. Che, da oggi, includono dunque anche queste capsule di acetazolamide a rilascio prolungato – appena approvate dall’ente medico nazionale.
Infatti, inibendo l’attività dell’anidrasi carbonica, l’acetazolamide nella formulazione sviluppata a Lhasa aiuta l’attività renale e l’equilibrio chimico (acido-base), regola la respirazione, allevia alcuni sintomi come il mal di testa e le vertigini, innalza il livello di ossigeno nel sangue e abbassa “sul nascere” il rischio di ipossia acuta. Andando quindi, come dicevamo in apertura, a prevenire le crisi e i loro effetti – alcuni dei quali, irreversibili. E riuscendo, così, a evitare le conseguenze non trattabili con l’ossigenazione, le piante officinali tradizionali, le cure cliniche o le modifiche agli stili di vita (come, per esempio, il riscaldamento tradizionale col letame di Yak).
Parliamo dunque del primo farmaco sviluppato sulle caratteristiche delle popolazioni asiatiche di alta quota, comprese quelle “eredi” del gene denisoviano ma che, nel tempo, hanno sviluppato delle patologie congenite legate proprio all’aria rarefatta. E parliamo del primo farmaco “durevole”, che – a differenza di tutti gli altri sul mercato internazionale, ad azione rapida e bisogno di dosi multiple giornaliere – offre una protezione più affidabile alla salute delle persone che vivono, lavorano o viaggiano in zone di alta quota come l’Altopiano tibetano.
Nato nel 1951, l’Ospedale di Lhasa è oggi, assieme all’Università dedicata, un vero riferimento per la Medicina della Regione e del Continente “giallo”. A mettere insieme antichi saperi e moderne tecnologie (occidentali e asiatiche) nello sviluppo delle cure e nella ricerca, e a formare migliaia di professionisti di tutto il mondo – a beneficio di milioni di persone.