
Quattro innovazioni, decisamente coinvolgenti, hanno appena varcato la soglia del primo grande Museo moderno dell’Altopiano tibetano – il più alto al mondo, non a caso innalzato alle spalle del Palazzo del Potala.
La prima, inaugurata in occasione di una mostra di thangka, è un dispositivo per la pittura digitale. Subito diventato uno dei preferiti dai visitatori, perché con pochi tratti – tracciando linee, scegliendo colori e sfumando le ombre su uno schermo – permette di creare la propria opera, scaricarla e persino impostarla come sfondo del telefono. Un modo di rendere più vicina, tangibile e condivisibile questa antica Arte plastica che, da secoli, unisce Buddhismo, Storia, Cultura e persino Medicina tradizionale dell’Altopiano.
La seconda, è una tecnologia dinamica che “dà vita” agli antichi murales attraverso effetti di luce e ombra. In passato, dalle scenografie e l’illuminazione ai pannelli di testo, l’allestimento si basava interamente sul lavoro manuale: ora, grazie alla modellazione digitale, ai sistemi di controllo intelligenti e alla simulazione precisa dell’illuminazione, ogni opera può essere presentata in modo più accurato e vivido.
La terza sta trasformando la conservazione e il restauro dei reperti. Infatti, già durante i preparativi per la mostra sui thangka, la squadra di restauro del Museo ha eseguito lavori di manutenzione su diverse opere. Perché i dipinti presentano spesso macchie di fumo (anche se minimo) dalle lampade di burro, “rughe” da umidità o scolorimenti dei pigmenti organici prodotti dal tempo, le temperature o la luce – senza considerare le iscrizioni o motivi sul retro, che aumentano ulteriormente la complessità del restauro. Pertanto, volendo preservare l’aspetto originale e quindi ridurre al minimo degli interventi, gli esperti del Museo combinano le tecniche dell’artigianato tradizionale con quelle moderne. E, questo, grazie a una base di ricerca sotto l’egida dell’Amministrazione Nazionale del Patrimonio Culturale, istituita nel 2014 e che ha segnato una nuova fase nella conservazione del patrimonio culturale tibetano. Comprese le misure a lungo termine, grazie a un sistema di monitoraggio continuativo della temperatura, dell’umidità e dell’illuminazione e a teche ideate per proteggere da urti, luce e polvere.
Infine, la quarta – che sta favorendo invece la creatività. Nata all’inizio di questo mese, quando il Museo si è accorto che un prodotto ispirato al copricapo del prezioso costume da ‘Apsaras volante’ (un costume Burang, dichiarato patrimonio culturale immateriale nazionale nel 2008 e risalente a oltre mille anni fa) era esaurito. Grazie alla tecnologia della realtà aumentata, e soltanto scansionando un codice QR sulla confezione, ora i visitatori possono indossare virtualmente il copricapo tramite i loro telefoni e sperimentare un mix perfetto di Storia e innovazione.
Ricapitolando: pittura digitale, murales dinamici, restauri più fedeli e realtà aumentata. Non c’è da stupirsi se, in soli 8 giorni, il Museo ha accolto oltre 39mila visitatori – con un incremento del 30% rispetto all’anno precedente. E neanche se le vendite di prodotti culturali e creativi hanno superato i 790mila yuan (poco più di 96mila euro), con un aumento del 91% rispetto al 2024.