FIUMI TIBETANI: VITA, ENERGIA E SICUREZZA

FIUMI TIBETANI: VITA, ENERGIA E SICUREZZA, Mirabile Tibet


La notte dell’11 ottobre del 2018, un allarme stava rompendo il silenzio sull’Altopiano: una frana di enormi proporzioni aveva colpito la cittadina di Bolo nella Contea di Jomda e il crollo aveva “reciso” il corso del potente fiume Jinsha. Solo 6 giorni dopo, un’altra grossa frana cadeva nel canyon del fiume Yarlung Tsangpo nel Nyingchi, formando un lago di sbarramento.

Un po’ per fortuna e molto grazie al velocissimo intervento della macchina dei soccorsi, non ci sono state vittime, né danni materiali. In compenso, e vista la quantità della popolazione residente lungo i due fiumi, questi eventi hanno insegnato molto sulla sicurezza delle persone e dell’ambiente. Compresa quella delle infrastrutture energetiche, a cominciare dalle centrali idroelettriche.

Un lavoro durato altri 3 anni e mezzo, di rivisitazione dei progetti in base alle lezioni della Natura. E che – oltre a Jinsha (uno dei maggiori rami del Fiume Azzurro, Yangtze) e oltre a Yarlung Tsangpo (quindi la parte superiore del Brahmaputra per l’India e il Bangladesh) – ha riguardato anche il fiume Lancang. Cioè la parte tibetana del Mekong, che bagna la Birmania, la Thailandia, il Laos, la Cambogia e il Vietnam. Perché una centrale idroelettrica non solo illumina le case nella regione ‘Torre dell’acqua’: ridisegna la vita di tantissime popolazioni e biodiversità, a monte e a valle.

Oggi, l’impegno nell’afforestazione, nel ripristino di pascoli e praterie e dunque nella tenuta del suolo sta rendendo l’Altopiano sempre più verde. Oggi, il lavoro sull’energia da rinnovabili guarda con ancora più attenzione agli equilibri tra umani e Natura. Oggi, nei villaggi vicini a una delle centrali sulle rive del Jinsha – Suwalong, la prima a livello di 1 milione di kilowatt, operativa dal 2022 – i residenti parlano di un’energia non solo pulita ma anche più sicura. E che, nel frattempo, è diventata qualità della vita per i nonni, lavoro green per i genitori e possibile futuro per i nipoti. In quanto al Yarlung e al Lancang, la parola-chiave è “cooperazione”. Come per il ‘Terzo Polo’, tra tutti i Paesi interessati e che periodicamente si riuniscono per scambiarsi saperi, esperienze e progetti: «Fiumi condivisi, futuro condiviso».