IL SIMBOLISMO DEGLI STUPA TIBETANI

  • by Redazione I
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  • 02 Ott 2026
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IL SIMBOLISMO DEGLI STUPA TIBETANI, Mirabile Tibet


Viaggiando nelle terre storicamente raggiunte dal Buddhismo, Tibet compreso, nei monasteri e nelle loro vicinanze si possono incontrare delle strutture speciali e soprattutto sacre. Per di più bianche, che contengono oggetti, scritture o reliquie e che – già attraverso la loro forma – rappresentano il cammino del Buddha. Pertanto, luoghi di pellegrinaggio, circumambulazione (kora), preghiera e meditazione.

Tra quelle tibetane, chorten, le più antiche risalgono al VII secolo – cioè, all’arrivo del Buddhismo dall’India e dall’entroterra cinese. E, a prescindere dalla loro età, sono composte di 4 parti: una base quadrata, un “corpo” sferico oppure ovale, una guglia conica e un pinnacolo sul quale sono rappresentati il Sole e la Luna. Quindi, in ordine, da elementi simboleggianti la Terra (pertanto, la stabilità che sostiene la vita ma anche l’inizio radicato del cammino), l’Acqua e l’apertura mentale, il Fuoco e la trasformazione spirituale, quindi il Vento, l’Etere e il flusso dell’Universo – cioè, l’interconnessione e l’impermanenza. In poche parole, la via per l’Illuminazione.

IL SIMBOLISMO DEGLI STUPA TIBETANI, Mirabile Tibet


Ma non finisce qui. Perché i chorten tibetani sono di 8 tipi, ognuno legato a un momento-chiave della vita del Buddha: del Loto (la nascita e la purezza della sua vita); dell’Illuminazione sotto l’albero (l’acquisizione della saggezza); delle Molte Porte (gli insegnamenti); della Discesa dal Regno celeste (con, dentro, 3 gradini o una piccola scala); dei Grandi Miracoli (a ricordare quelli compiuti sulla Terra e anche il potere della Fede); della Riconciliazione o dell’Armonia (la risoluzione delle dispute monastiche tra i seguaci); della Vittoria sulla Morte e il prolungamento della propria vita corporea  di 3 mesi (con altrettanti livelli circolari) e del Nirvana (beninteso, senza decorazioni e il cui “corpo” ha la forma di una campana).

IL SIMBOLISMO DEGLI STUPA TIBETANI, Mirabile Tibet


Nel Palazzo del Potala, ci sono – preziosi in tutti i sensi, dai materiali all’importanza – gli stupa dei Dalai Lama dal ‘Grande Quinto’ al tredicesimo (eccezion fatta per il sesto). Nello spazio del Monastero di Samye, che riunisce gli stili tibetano, Han e nepalese, ai 4 angoli rispetto alla sala principale ce ne sono uno bianco e altri 3 tinti di rosso, blu scuro e verde – tutti a protezione del Buddha dagli spiriti maligni. Il Kumbum di Gyantse (nell’immagine sopra), in pieno stile nepalese, si distingue dall’occhio di Buddha su ognuno dei 4 lati e una cupola dorata a forma di corona ma anche dalle innumerevoli piccole cappelle dal primo al sesto piano, dove il panorama si apre sulla Fortezza di Gyantse. Infine, nel Monastero di Tashilhunpo ci sono i chorten di generazioni di Panchen Lama – come sappiamo, seconda figura più importante della gerarchia religiosa dell’Altopiano e autorità spirituale responsabile dell’individuazione, “battesimo” nonché istruzione del futuro Dalai Lama.

IL SIMBOLISMO DEGLI STUPA TIBETANI, Mirabile Tibet


Piccoli come quello del più alto monastero al mondo (Rongbuk, vicino al campo-base dell’Everest tibetano), di medie dimensioni o decisamente grandi come il Kumbum, gli stupa sono dovunque sull’Altopiano e sono visitabili. Con alcuni accorgimenti – come camminare intorno soltanto in senso orario, non salirci o sedercisi sopra, togliersi cappello e occhiali da sole, fare foto solo se permesso, parlare a voce bassa e vestirsi con decoro e modestia.
Cioè, con cura e rispetto – come verso ogni altro luogo sacro per qualcuno.