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DORJE E CAMPANA: DUE STRUMENTI RITUALI DEL BUDDHISMO TIBETANO

  • by Stefano V
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  • 22 Lug 2020
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A differenza di quello che molti occidentali pensano del Buddhismo – come se questo fosse una semplice disciplina meditativa – la religione dei tibetani è invero una tradizione molto ritualistica. In questo, sicuramente, il Buddhismo è stato nel tempo condizionato molto dall’Induismo, tradizione che esso inizialmente ha, in qualche misura, rifiutato. E’ il Buddhismo Cinese, invece, e primariamente quello Chan, che ha preservato di più l’aspetto meditativo del Buddhismo in quella che è stata la sua evoluzione successiva al Buddhismo Hinayana.

Il Buddhismo Tibetano è in gran parte focalizzato sulla puja, sul rituale. Questo sicuramente viene interiorizzato nel Deva Yoga, ovvero viene reso meditativo tramite una serie di complesse visualizzazioni, ma il rito esterno che include gesti simbolici (mudra), suoni evocatori (mantra), offerte, strumenti simbolici, viene comunque fatto e da esso non è possibile prescindere (se non virtualmente e nei gradi più alti dello sviluppo spirituale come concepito da questa tradizione). 

Degli strumenti rituali del Buddhismo Tibetano quali sono dunque quelli più importanti? Senz’altro, i più conosciuti sono il Dorje e la Campana. Qualunque occidentale che ha avuto a che fare con la cultura tibetana non può che avere visto un’infinità di versioni di questi oggetti, che sono anche tra i più venduti nei negozi di oggettistica tibetana per turisti. 

Analizziamo brevemente l’origine ed il significato simbolico di questi strumenti. La Campana (chiamata in sanscrito ghanta ed in tibetano drilbu) è conosciuta da tutti ed è presente in buona parte delle tradizioni religiose del mondo. Nel Buddhismo Tibetano essa proviene primariamente dai riti induisti brahminici, dove è molto usata nella puja per richiamare la Divinità. Il suono della Campana, infatti, avrebbe lo scopo sia di richiamare le Divinità positive sia di scacciare gli spiriti dannosi. Oltre a ciò, il Buddhismo enfatizza della Campana un particolare significato simbolico: la sua forma ricorda vagamente un ventre, e quindi è ritenuta avere un’energia femminile. La Campana è legata a quella che i buddhisti chiamano vacuità, ed infatti essa è, in un certo senso, vuota.

Essendo vuota è espressione dell’elemento spazio. La saggezza buddhista mette in risalto il suono che la campana produce: da dove viene questo suono? Dove dimora? Dove va a finire? Se si proverà ad analizzarlo in meditazione si noterà come il suono non corrisponde ad una realtà concreta: la sua natura è vacuità. Nasce dallo spazio vuoto, dimora in esso ed in esso si dissipa. La sua natura è illusoria, come un arcobaleno. Il suono della Campana, in realtà, è una espressione della mente che lo percepisce: senza la mente, non ci sarebbe alcun suono. Ecco che la Campana diventa pertanto un simbolo della Saggezza Trascendente del Buddhismo, saggezza che riconosce la vacuità e che realizza la vera natura della mente quale fondamento ultimo della realtà. 

Cos’è invece il Dorje, chiamato in sanscrito Vajra? Essenzialmente è uno strumento che rappresenta un’arma rituale. In sanscrito “vajra” indica sia l’indistruttibilità del diamante che la forza dirompente del fulmine. Anch’esso proviene dall’induismo: il vajra infatti sarebbe il fulmine che costituisce lo scettro di Indra (per certi versi simile a Zeus della tradizione greca). 

Tuttavia, in quanto strumento rituale, il Dorje pur provenendo dall’immaginario induista non viene utilizzato nella religione hindu, il suo utilizzo è una caratteristica tipica ed esclusiva della tradizione tibetana. La forma del Dorje è quella di un piccolo scettro con cinque rebbi (simbolo dei 5 Dhyani Buddha e delle realtà corrispondenti, quali i cinque elementi, i cinque klesha etc). 

Si noti come mentre la Campana rappresenta un ventre, il Dorje possiede un’apparenza fallica, trattandosi quindi di un simbolo maschile. Cosa rappresenta simbolicamente? In sintesi, il Dorje rappresenta il metodo, il potere, l’attività illuminata. Lo scettro è infatti simbolo di sovranità. E quindi rappresenta anche la compassione buddhista che dovrebbe orientare tale azione. 

Il Dorje viene impugnato nella mano destra, direzione del maschile, mentre la Campana nella mano sinistra, direzione del femminile. Nei riti buddhisti, mentre la Campana viene suonata, il Dorje di solito semplicemente accompagna le mudre (i gesti rituali), ognuna delle quali presenta spesso profondi significati in relazione alla pratica che si sta compiendo.

Dorje e Campana diventano simbolicamente una coppia indissolubile: maschile e femminile, metodo e saggezza, potere e vacuità rappresentano una realtà inseparabile, due facce della stessa medaglia. Mancando uno di questi l’altro sarebbe squilibrato. Per questa ragione nei riti buddhisti essi vanno sempre assieme, e anche quando non vengono utilizzati, la tradizione prescrive di tenere sempre nel proprio altare un Dorje ed una Campana per ricordarsi sempre dell’unità degli opposti nella realtà assoluta compresa da tutti i Buddha. 

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