SCOPERT RELIQUIE DI BUDDHA ?

Eccezionale scoperta fatta in Cina,  in un villaggio nella contea di Jingchuan. Un team di archeologi guidato da Hong Wu – ricercatore del Gansu Provincial Institute of Cultural Relics and Archaeology – ha rinvenuto un box di ceramica contenente delle reliquie attribuite al Buddha stesso, Siddharta Gautama, assieme a 260 statue buddhiste.

Il box contiene infatti un’iscrizione che recita «I monaci Yunjiang and Zhiming della Scuola del Loto, che appartengono  al Tempio di Manjushri del Monastero di  Longxing nella Prefettura di Jingzhou, hanno raccolto più di 2000 unità di sharira, insieme ad ossa e denti del Buddha, e li hanno messi nella Sala di Manjushri di questo Tempio». Era il 22 Giugno del 1013, un tempo in cui dalla Cina alcuni monaci si avventuravano in India alla ricerca di insegnamenti, testi e reliquie.

Chiaramente non è possibile dimostrare che le reliquie appartengono realmente al Buddha storico, né gli archeologi cinesi si sono espressi in tal senso. Tra l’altro – come gli stessi archeologi hanno fatto notare nella loro pubblicazione – nella stessa Cina sono state trovate in passato diverse altre reliquie con iscrizioni che le attribuiscono al Buddha storico.

L’iscrizione continua affermando che i monaci, per promuovere il Buddhismo, per oltre vent’anni hanno collezionato i sharira, e li hanno ricevuti a volte per donazione, a volte per puro caso, e volte sono stati acquistati da altri. L’iscrizione non menziona però le statue che sono state ritrovate e non è possibile sapere se sono state conservate assieme alle reliquie o in un periodo successivo.

Una precisazione, però, è dovuta per il lettore. L’iscrizione menziona denti e ossa che vengono attribuiti al Buddha; sarebbero, in altre parole, dei resti della sua cremazione, avvenuta dopo la sua morte nel 486 a.C. a Kushinagara. Tuttavia i sharira sono un altro genere di reliquie, molto diverse dai resti fisici.

I sharira, chiamati dai tibetani ringsel, non sono pezzi del corpo fisico di un maestro ma hanno piuttosto l’aspetto di piccole perle o cristalli. Secondo la tradizione sarebbero cristallizzazioni dell’energia spirituale di un maestro realizzato (in questo caso il Buddha). Queste vengono trovate spesso tra le ceneri funerarie oppure compaiono in altra maniera. Per fare un esempio, se durante un rito dedicato al Buddha Amithaba comparissero dal nulla questi piccoli oggetti, si direbbe di aver trovato delle reliquie (dei sharira, appunto) appartenenti al Buddha Amithaba, pur non essendo Amithaba un personaggio storico ma una divinità. Inoltre si attribuiscono a questi sharira delle proprietà magiche, quali quelle di moltiplicarsi spontaneamente o di scomparire. Questa precisazione è dovuta per far capire che – per lo meno per quel che riguarda i sharira/ringsel – non ha senso domandarsi se davvero queste reliquie siano appartenute o no al Buddha storico. Infatti – anche secondo i fedeli stessi – potrebbero essere comparse molto dopo la morte del Buddha ed essere ciononostante reliquie autentiche dello stesso.

Per ciò che riguarda le statue, esse sono alte fino a 2 metri e secondo gli antropologi sono state create in un periodo tra la Dinastia Wei del Nord (dal 386 al 534) e la Dinastia Song (dal 960 al 1279). A quel tempo la contea di Jingchuan era un centro di trasporto della Via della Seta orientale. Le statue includono raffigurazioni dei Buddha, di Arhat, di Bodhisattva e dei quattro Re Celesti. Alcune rappresentano solo la testa, altre sono a forma piena. Poi ci sono anche delle steli. Poche hanno delle iscrizioni, generalmente poco significative.

Il box contenente le statue e le reliquie è stato trovato inizialmente nel villaggio di Gongchi nel Dicembre 2012. Negli anni seguenti gli archeologi hanno continuato gli scavi e i relativi studi fino alla recente pubblicazione di due articoli nel journal Chinese Cultural Relics.

Facebook Comments