
Sempre più appassionati, sempre più spettacoli, la certificazione nel 2024 da parte dell’Agenzia dei record mondiali e, ora, classi gratuite per tutte le età. Protagonista, la danza Duixie. Anche grazie a una signora sessantenne, Nyima Tsamjo, erede sull’Altopiano tibetano di questa arte-patrimonio culturale intangibile nazionale dal 2008.

Che presuppone sia la musica strumentale e il canto, sia il ballo, ma soprattutto l’inizio sulla seconda battuta (in contrappunto) e un cambio di movimenti ogni tre passi. In compagnia di flauti, strumenti a sei corde (dramyin), piccole campane e tanto ritmo.

Una danza tradizionale con una storia di oltre 700 anni, che nasce nella Contea Lazi (o Lhatse) della città di Shigatse. Prima come ballo popolare all’aperto, poi – una volta affinato dai professionisti – come “tip tap urbano”, soprattutto sulle strade, nelle piazzette e sui palcoscenici di Lhasa. Infatti, a metà del XVII secolo, l’allora quinto Dalai Lama decide di tenere il Festival dello Shoton, ogni anno dalla fine di giugno a inizio luglio, nella Capitale spirituale del Tibet: un gruppo di danzatori arriva per la prima volta da Lazi, si esibisce con grande vivacità e la Duixie conquista la città.

Da allora, con una struttura ormai “classica” che tutti si aspettano (un’apertura lenta, un breve intermezzo, un allegro e un finale) e con due stili principali: quello del Sud e quello del Nord della Prefettura di Shigatse. Il primo, in aree come Dingri, Saga e Jilong, caratterizzato da musica e danza più energiche e semplici. Il secondo (a Lazi, Sakya e Angren), da melodie più raffinate e movimenti più fluidi e aggraziati. Non solo: da balli in contesti meno formali ma sempre su delle assi di legno, per produrre con il battere dei piedi i giusti suoni ritmici. Per un’esibizione che comincia con il grido “Laso!” e accelera gradualmente, in un crescendo di energia.

Dopo quelle sulla danza Guozhuang (recuperata dalle giovani generazioni di Shangri-La), Xianzi (la danza tibetana con più di 1000 anni, che sta vivendo una nuova vita nella natia Sichuan) e Reba (entrata a fine 2025 nel curriculum delle scuole di Lhasa), un’altra buona notizia per un altro prezioso tassello del patrimonio culturale tibetano.