TARA, LA DEA PIU’ AMATA DAI TIBETANI

  • by Stefano V
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  • 12 Dic 2019
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I tibetani possiedono un ricco pantheon di Divinità sia maschili che femminili. Tra le Divinità femminili la più famosa è senz’altro Tara, spesso definita la «Madre di tutti i Buddha». 

Il culto di Tara nasce nel contesto del Buddhismo Mahayana, tra il settimo e l’ottavo secolo dopo Cristo. La più antica immagine di Tara si trova nel complesso buddhista monastico delle Grotte di Ellora nel Maharashtra (settimo secolo dC.) 

Tara è una Dea probabilmente proveniente dall’Induismo, dove è ancora venerata nella corrente Shakta; tuttavia, nel Buddhismo Vajrayana, particolarmente in quello tibetano, ha avuto una fortuna maggiore che nell’Induismo. La sua popolarità tra i tibetani – soprattutto tra le donne o comunque tra coloro che sono legati ad un concetto di Divinità femminile – è molto grande e diffusa. In entrambe le tradizioni, buddhiste e induiste, Tara è invocata con lo stesso mantra: “Om Tare Tuttare Ture Svaha”. 

Alcuni rinvengono in uno dei suoi miti d’origine una sorta di femminismo ante-litteram. Infatti in vari Sutra Mahayana è scritto che il Bodhisattva, progredendo tramite le varie bhumi (stadi di illuminazione) verso il pieno risveglio, se vuole raggiungere la piena Buddhità ad un certo punto deve necessariamente avere, o prendere, una forma maschile. In uno dei più famosi miti riguardanti Tara si afferma però che lei fu la prima a realizzare la piena buddhità in un corpo femminile. A quel tempo, in una era cosmica molto precedente alla nostra, lei era una principessa di nome Yeshe Dawa, discepola del Buddha di quel mondo, chiamato Tonyo Drupa.

Per virtù della sua pratica sviluppò una fortissima bodhicitta e compassione verso gli altri, e pensò che per poter meglio beneficiare gli esseri avrebbe dovuto raggiungere l’Illuminazione con un corpo ed un aspetto femminile, dato che non erano ancora esistiti Buddha femminili. Così prese questo voto, che realizzò per virtù dei suoi meriti e saggezza. Solo successivamente Yeshe Dawa venne conosciuta come Arya Tara. 

Tara rappresenta sia la compassione che la saggezza di tutti i Buddha. Per questo è la Madre di tutti loro: è la compassione e la saggezza che genera la buddhità. Oltre ad essere Madre di tutti i Buddha, Tara è considerata avere un ruolo molto materno verso tutti gli esseri senzienti. Per la sua compassione viene infatti molto legata ad Avalokiteshvara (il Buddha della Compassione), e in un altro mito Tara nasce dalle lacrime di quest’ultimo, che piange per la compassione verso gli esseri. 

Il nome Tara significa semplicemente la “Stella”. Questo nome dal carattere uranico la lega in qualche maniera ai naviganti, che usavano l’osservazione delle Stelle nel Cielo per orientarsi. Allo stesso modo, per orientarsi e poter così superare il mare del samsara la dea Tara può essere presa come stella polare del proprio percorso spirituale. 

Ci sono molte forme di Tara. I tibetani parlano di 21 forme principali. Ognuna ha vari colori, attributi e qualità. Le più famose sono Tara Verde, che ha la funzione principale di proteggere dai pericoli, e Tara Bianca, pregata soprattutto per la lunga vita. Ce ne sono molte altre meno popolari, come Tara Rossa (legata in qualche modo all’attrazione), Tara Nera (distruttrice delle negatività) o Tara Gialla (portatrice di prosperità). 

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