IL MANUALE PRATICO DELLA NOBILE TARA KURUKULLA – SECONDA PARTE –

  • by Stefano V
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  • 03 Feb 2021
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Dopo la presentazione del Capitolo Primo del “Manuale Pratico della Nobile Tara Kurukulla“, continua oggi il nostro approfondimento nei confronti di questo testo sacro. Nell’appuntamento di oggi presenteremo il Capito Secondo e Terzo del Manuale.  Se il Capitolo Secondo entrerà nel vivo della sadhana di Kurukulla – che segue lo schema classico delle meditazioni tantriche sugli Yidam ovvero le Divinità di meditazione – il Terzo Capitolo del Manuale  contiene una descrizione di molti riti magici per ottenere svariati benefici materiali e dall’utilizzo dei materiali adatti alla meditazione.

 

CAPITOLO SECONDO

 

All’inizio del secondo capitolo dell’Āryatārākurukullākalpa il grande Bodhisattva Avalokiteshvara descrive una pratica singolare: la sadhana dell’Albero che Realizza ogni Desiderio. 

Alla propria sinistra bisogna visualizzare un fiore di utpala che si trasforma nel famoso Albero che Realizza ogni Desiderio, che connette Cielo e Terra. Una marea di ricchezze cade da quest’albero come se fossero i suoi frutti; chi fa questa meditazione diventa come il Dio della Ricchezza, Kubera. 

Successivamente il praticante, ripieno di ricchezze, dovrà meditare di offrire queste ricchezze mentalmente ai Buddha e a tutti gli esseri, sotto forma di raggi di luce. Le ricchezze in particolare sono sette: il gioiello del maestro perfetto, il gioiello nato dal mare, il gioiello di una donna, il gioiello di un orso, il gioiello di una spada ed il gioiello di un elefante. Ovviamente, data la natura erotica di Kurukulla, viene sottolineato in particolare il gioiello della donna: essa dovrà essere offerta mentalmente a tutti i Buddha e ciò porterà alla realizzazione della buddhità. 

Giunti a questo punto viene dato un insegnamento, nel classico stile buddhista Mahayana, sulla natura assoluta della mente:

 “Tutti i Buddha sono la mente stessa. E’ dalla mente che uno è liberato. I legami sono rotti dalla mente, attraverso la mente si ottiene la libertà. 

A parte dalla mente, le cose e gli esseri non sono visti da nessuna parte. Pertanto, non c’è perfezione a parte la buddhità e tutte le realizzazioni. 

Gli ambienti e gli esseri senzienti, gli elementi ed i loro derivati, sono stati dichiarati essere “Solo Mente” da coloro che possiedono la visione speciale. 

Pertanto, ognuno dovrebbe fare ogni sforzo per pulire lo specchio della mente. Gli errori, che sono per natura estrinseci, saranno così gradualmente eliminati

Dopo questo insegnamento si giunge al vivo della sadhana di Kurukulla, che segue lo schema classico delle meditazioni tantriche sugli Yidam (Divinità di meditazione). La visualizzazione procede come segue: dalla prima vocale dell’alfabeto sanscrito (la A breve) sorge una Luna Piena, che è la mente stessa. Su di essa compare la sillaba seme di Kurkulla, la sillaba Hrih, e questa manda luci multicolori nelle dieci direzioni dello spazio che purificano tutti i mondi e tutti gli esseri. Il mondo così diventa il campo sacro della montagna di Kurukulla. Quest’ultima viene chiamata e appare, all’occhio della mente, davanti a sé, e le si rivolgono delle preghiere: “I Tre Gioielli sono il mio Rifugio; confesso tutte le mie cattive azioni; gioisco nelle virtù degli esseri senzienti; fisso la mia mente sull’illuminazione del Buddha”. Questa formula verrà ripetuta tre volte, mentre dalla sillaba seme (che è la propria mente), verranno mandate alla Dea Kurukulla un oceano di offerte di vario tipo: fiori, incenso, lumi, profumi, cibo, mudra, ghirlande, spettacoli teatrali, canzoni e quant’altro. Dopo di ciò, la Dea viene congedata ed inizia la meditazione sulla vacuità. 

In questa meditazione si userà un mantra (O śūnyatājñānavajrasvabhāvātmako ˈham) e si immaginerà che ogni cosa si dissolverà nel vuoto. L’unica cosa che resterà sarà la Sola Mente, oggetto del precedente insegnamento. Dopo aver risposato la mente nello stato assoluto ricomincia la visualizzazione: si immaginerà la sillaba seme, da questa appare un fiore di utpala con il disco di luna. Su di esso, di nuovo, la sillaba seme, che manderà raggi di luce nel cosmo andando a contattare gli infiniti Buddha dell’Universo. Questi poi pioveranno sulla sillaba seme che si trasformerà nella dea Kurukulla, in cui il meditante si identifica. Dopo di che, recitando ovviamente il mantra di Kurukulla, questa richiede formalmente ai Buddha l’iniziazione; questi gliela concedono ed infine si mediterà di portare beneficio a tutti gli esseri emanando la luce rossa di Kurukulla nelle varie direzioni dello spazio. 

Questo rito di meditazione dovrà essere fatto in ritiro per sei mesi, facendo degli opportuni sacrifici. Gradualmente, secondo il testo, si manifesteranno dei segni; prima dei sogni di buon auspicio e poi alcuni poteri psichici. Se il praticante si attaccherà a questi segni e li considererà importanti egli otterrà dei benefici minimi da questa sadhana di Kurukulla. Se invece continuerà senza attaccamento, ecco che realizzerà lo stato supremo e persino gli Dei Brahma, Indra, Shiva, etc saranno affascinati da questo praticante. 

L’insegnamento di Avalokiteshvara a questo punto del testo subisce una interruzione. Gli astanti infatti fanno delle domande sui tre corpi del Buddha (gli stessi che realizzerà il tantrika con la realizzazione della sua sadhana), e a questi risponde Vajrapani. Ne segue un discorso, che rispecchia un po’ lo stile di insegnamento del filosofo Nagarjuna, sulla vacuità e sull’interdipendenza, e così finisce il secondo capitolo del Tantra. 

 

CAPITOLO TERZO

 

Il terzo capitolo, come molti tantra, contiene una descrizione di molti riti magici per ottenere svariati benefici materiali: le tre attività magiche principali che vengono citate riguardano l’attrazione di una persona, l’incremento della propria conoscenza e la rimozione dei veleni. Vengono spiegate nel dettaglio i materiali da utilizzare (il corallo per fare la mala, ad esempio), le procedure per accendere il fuoco sacrificale (che, possibilmente, dovrà provenire dalla casa di un attore!) e le sostanze usate come offerte. Il Tantra afferma come queste attività magiche abbiano un significato più profondo di quello puramente materiale: attrarre gli esseri ad esempio aiuta a immetterli nella strada dell’illuminazione, incrementando la propria conoscenza percettiva si sviluppa la paramita della Saggezza, e rimuovere i veleni aiuta ad ottenere la pace. Il Tantra infatti afferma: 

“La rimozione del veleno porta pace nel mondo; dallo sviluppo di conoscenza viene la buddhità. Girare la ruota del Dharma sarà realizzato in un istante da colui che pratica la fascinazione magica”

Ecco che, pertanto, questo capitolo prevede una giustificazione spirituale alla pratica della magia. Altri riti magici vengono citati da Avalokiteshvara, in questo capitolo, come corollario alla pratica di Kurukulla: uno yantra per scacciare i serpenti, amuleti per l’attrazione e la protezione, riti per portare ricchezza, tra i quali uno in cui bisogna ottenere una conchiglia al mare che viene consacrata a Kurukulla (che secondo il testo, aiuterà anche a vincere ai dadi!). 

Inoltre, viene spiegata la pratica – come ce ne sono molte altre nel Vajrayana – in cui si visualizza la sillaba seme (in questo caso quella di Kurukulla, la sillaba Hrih) in varie parti del corpo, andandole così a potenziare e guarire: se si visualizza nel petto incrementerà la saggezza, se nei denti bloccherà l’assimilazione di veleni, se nel clitoride di una donna la si attrarrà sessualmente. 

 

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