DAI PALCHI DELLA LIRICA A LHASA: LA STORIA INCREDIBILE DI “MADAME TIBET”, Mirabile Tibet

DAI PALCHI DELLA LIRICA A LHASA: LA STORIA INCREDIBILE DI “MADAME TIBET”

  • by Redazione
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  • 29 Giu 2021
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“Conosciuta anche come “Madame Tibet”, questa intrepida viaggiatrice mostrò al mondo Occidentale la magia, la religione e le abitudini dei paesi orientali e in modo speciale il Mondo del Tibet, i suoi Lama e i Monasteri”. Questo il tributo che Alex Fountainmajor diede sulla grande studiosa Alexandra David Neel. Ma chi era veramente?  Ecco la storia di questa immensa donna che non solo è stata la prima occidentale ad arrivare a Lhasa nel 1924, in totale clandestinità bisogna aggiungere, ma che ha anche vissuto per due anni in una caverna del Sikkim con il suo maestro eremita. Lei è stata Madame Tibet, ed i suoi studi hanno non solo avvicinato l’Occidente al Tibet, ma hanno reso accessibile il buddhismo al grande pubblico.

 

DAI PALCHI DELLA LIRICA A LHASA: LA STORIA INCREDIBILE DI “MADAME TIBET”, Mirabile Tibet

 

Nata a Parigi il 18 di Ottobre del 1868, sin da bambina mostrò già il suo spirito errante: a 3 anni scappò dalla sua bambinaia, a 16 dai suoi genitori ed andò in Inghilterra, a 17 andò a Nizza in bicicletta, dall’Olanda, a 19 viaggiò a piedi dalla Svizzera all’Italia, a 22 finì di studiare Sanscrito e Filosofia Buddhista! La madre è inorridita dall’inquietudine della figlia e cerca di combinare un buon matrimonio per accasare la giovane Alexandra, ma niente da fare. Al contrario lei decide di interessarsi di femminismo, senza contare che è molto vicina ai movimenti anarchici francesi dell’epoca e già scrive articoli per i giornali e pamphlet.

 

LA CARRIERA DA SOPRANO E LA SCOPERTA DEL TIBET

 

La svolta arriva con l’immensa eredità lasciatole dalla nonna paterna che le permetterà di salpare prima per Ceylan e poi per l’India. Qui non solo studia le religioni locali, apprende le tecniche di meditazione ma assiste persino a delle cerimonie proibite mascherata da ragazzo. Durante lo studio delle tecniche di meditazione, Alexandra ha un primo approccio con il Tibet, specialmente con la sua musica e ne rimane affascinata. E’ deciso: bisogna conoscere di più su questa terra lontana, ma purtroppo i soldi dell’eredità sono finiti e bisogna tornare in Europa.

DAI PALCHI DELLA LIRICA A LHASA: LA STORIA INCREDIBILE DI “MADAME TIBET”, Mirabile Tibet

Visto che la strada dell’insegnamento è preclusa alle donne – persino i corsi all’università ha potuto frequentarli solo come uditore – sceglie di mettere a frutto un’altra delle sue doti, il canto ed intraprende con successo la carriera di soprano. La sua carriera nella lirica le permetterà anche di tornare in Oriente, specialmente in Vietnam ad Hanoi. Nel 1902 accetta il ruolo di direttrice artistica al teatro di Tunisi dove qui diventa l’amante dell’ingegnere ferroviario Philippe Néel che sposerà, non senza aver messo bene in chiaro che non vuole figli. La “carriera” da brava moglie di inizi ‘900, tuttavia, non si addice affatto allo spirito libero di Alexandra e d’accordo con il marito decide di ricominciare gli studi, torna in Inghilterra e si dedica ai suoi primi libri sul buddhismo. Alla fine della sua vita, tra reportage di viaggio e saggi filosofici, ne firmerà più di 30.

 

“UNA TERRA CHE NON E’ LA LORO”

 

Come ritornare in Asia? L’occasione si palesa finalmente nel 1911 quando Philippe acconsente di finanziare il secondo viaggio in Oriente della moglie. Nei piani sarebbe dovuta stare via 18 mesi, di fatto mancherà dall’Europa per 14 anni visitando praticamente tutto l’Oriente, dove studierà il pali e sanscrito, leggerà i testi in lingua originale e li tradurrà in francese. Ed il Tibet? Ottenere dai britannici il permesso – all’epoca era sotto la “protezione” inglese il Tibet – era pressoché impossibile, tanto che Alexandra annoterà stizzita sul suo diario: “come osano negare l’accesso a una terra che non è la loro?”. Non le resta che provarci clandestinamente. Intraprende da sola con il suo fido assistente il viaggio da Pechino e attraverso la Mongolia raggiunge a piedi Lhasa, viaggiando sola, scegliendo le vie secondarie e più impervie, tenendo un profilo basso.

Per travestirsi scurisce la pelle di mani e viso con la cenere umida e intreccia peli di yak ai suoi capelli per simulare le lunghe trecce delle donne tibetane. Il travestimento non è solo esteriore, anche la vita a cui devono abituarsi è quella del mendicante. L’ottima conoscenza del tibetano fa la sua parte anche se più di una volta si trovano sul punto di essere scoperti da altri viaggiatori o di essere attaccati dai banditi.

DAI PALCHI DELLA LIRICA A LHASA: LA STORIA INCREDIBILE DI “MADAME TIBET”, Mirabile Tibet

Il viaggio è estenuante e dura ben otto mesi, ma alla fine la meta: nel 1924 arriva finalmente a Lhasa davanti al leggendario palazzo del Potala. Aveva 56 anni. Nessuno sospetta che ci sia riuscita e rimane indisturbata a Lhasa per 4 mesi continuando a tradurre antichi testi. In Europa rientra nel 1925, salutata come un’eroina al porto di Le Havre. I giornali la definiscono “la donna sul tetto del mondo”.

Tra le sue opere (più di 40) ci sono: “Magia d’Amore e Magia Nera”, “Il Lama delle Cinque Saggezze”“Maghi e Mistici del Tibet”“Gli Insegnamenti Segreti del Buddhismo Tibetano”“Iniziazioni ed Iniziati del Tibet”“La Conoscenza Trascendente”“Testi Tibetani Inediti”“Viaggio di una Parigina a Lhasa” e molte altre. Tra le sue conoscenze e poteri, si dice, si menzionano le materializzazioni e proiezioni psichiche.

A questo proposito, il V.M. Samael Aun Weor, nella sua conferenza “L’Ego e le Effigi Mentali”, racconta la quanto segue:

“In questi istanti mi ricordo di David Neel, ella si propose di creare, in realtà e con la volontà, una Rappresentazione Vivente, un’Effigie Mentale; e diede, a tale figura, la forma di un monaco tibetanoDopo un certo tempo, quella figura, quella Rappresentazione, (intenzionalmente creata da David Neel), assumeva caratteristiche pericolose:ormai non ubbidiva, faceva quello che voleva, cominciava ad attaccare tutti, (anche se stessa, ecc.), ed è chiaro che la donna si spaventò…Allora, in un monastero, tutti, si dedicarono a disintegrare tale effigie. Era materializzata così forte che malgrado loro fossero esperti nel Mondo della Mente, impiegarono sei mesi di lavoro continuo per poterla disintegrare”. Si dice che conosceva a fondo questa tecnica dei “Tulpa” per materializzare, la “Tumo Reskiang”, elevare la temperatura del corpo o quella del “Lum-Gum”, o Viaggio Psichico e altre.

Nonostante la particolarità del personaggio, le opere scritte da Alexandra David Neel sono ancora oggi importanti testimonianze storiche della Cina d’allora, ancora utilizzate dalla letteratura del settore.